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Approfondimenti sulla revisione dell’assegno familiare

L’assegno di mantenimento verso il coniuge separato è uno strumento stabilito dal giudice, su richiesta del coniuge che è più debole dal punto di vista economico.

Questo prevede il versamento mensile di un assegno il cui importo viene stabilito di volta in volta e che è destinato al mantenimento del coniuge e della prole. In sintesi, quando c’è un divorzio, una delle due parti viene chiamata a versare all’altra mensilmente un determinato importo di denaro.

Per determinare quale sia l’importo, come previsto dall’art. 156 del Codice Civile, il giudice effettua un raffronto con la situazione economica dell’altra persona per quel che riguarda il tenore di vita. Dunque viene calcolato l’importo, tenendo conto anche del fatto che il coniuge che è obbligato a versare questa assegno possa chiaramente avere i mezzi per far fronte a questo tipo di onere.

Qual è lo scopo dell’assegno di mantenimento?

Lo scopo di tale assegno è quello di fare in modo che il coniuge che lo richiede possa continuare ad avere un tenore di vita che sia affine a quello di cui si è goduto nel corso del matrimonio. Ciò significa che il richiedente non deve dunque poi trovarsi in una fascia sociale inferiore, ma al contrario continuare ad avere un tenore di vita in linea con quello precedente alla fase di divorzio.

Il tenore di vita “nascosto”

Delle volte però, è possibile che l’effettivo tenore di vita ed il patrimonio di cui l’ex coniuge può godere non si sa facilmente o immediatamente dimostrabile, per cui l’importo di un eventuale assegno di mantenimento sarà comunque più basso dato che si basa soltanto su ciò che è al momento dimostrabile.

È proprio dall’esigenza di ottenere una revisione dell’assegno di mantenimento che una persona può decidere di affidarsi ai servizi di una agenzia che effettua investigazioni private.

Un’agenzia esperta in questo ambito può mettere in pratica determinate attività di indagine che sono volte a fare luce sulla situazione patrimoniale della persona in questione, al fine di riuscire a carpire informazioni davvero preziose nell’ottica di riuscire ad ottenere una revisione dell’assegno di mantenimento.

Le attività di indagine

Tra queste sicuramente il riuscire a documentare quella che è la reale condizione patrimoniale dell’ex coniuge. Ciò include anche tutti quei beni che sono effettivamente nella sua disponibilità ma che non sono ad esso riconducibili in maniera ufficiale.

Anche questi concorrono comunque a formare il suo tenore di vita, per questo bisogna tenerne conto nel momento in cui si va a calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento.

In altri casi invece, l’ex coniuge potrebbe cercare di lasciare intendere di avere un tenore di vita alquanto basso, nascondendo in realtà un lavoro. Anche in questo caso è compito dell’agenzia investigativa andare a far luce su questa situazione andando a verificare quella che sia l’effettiva situazione lavorativa della persona.

Dunque un’agenzia va a verificare quello che è il reale tenore di vita della persona in questione, producendo una relazione che sia utilizzabile chiaramente anche in sede legale e dunque in tribunale.

Per questo motivo la sua relazione può essere arricchita da documenti e testimonianze, ma anche da rilevazioni fotografiche e filmati.

Conclusione

Dunque quello dell’agenzia investigativa, al fine di ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento, è uno strumento a disposizione di quanti ritengono che l’ex coniuge non stia facendo il proprio dovere da questo punto di vista.

Essi desiderano individuare il modo più veloce ed efficace per dimostrare invece che il tenore di vita della persona in questione è molto più alto di quello che sembra, e che sia dunque giusto provvedere a rivalutare l’importo di questo assegno mensile.

Come fare manutenzione alla caldaia

La caldaia è probabilmente uno dei dispositivi più importanti di casa, certamente un di quelli in grado di migliorare il benessere ed il comfort percepiti da tutti i componenti della famiglia.

Proprio perché si tratta di un elettrodomestico così importante, facciamo bene a prendercene cura ed effettuare piccoli interventi di manutenzione nel corso dell’anno.

Ciò non significa doversi sostituire ad un tecnico che effettua l’installazione caldaie, tutt’altro. Ricordiamo a tal proposito che è bene far fare questo tipo di intervento periodicamente per garantire il massimo del comfort ma anche della sicurezza a tutti gli abitanti di un appartamento.

Un tecnico specializzato infatti, è in grado di apportare tutte le regolazioni necessarie o sostituire eventuali pezzi usurati garantendo all’utente il massimo della sicurezza e delle prestazioni.

Detto questo, ci sono piccole cose che possiamo fare autonomamente per contribuire ulteriormente a tenere in ordine la nostra caldaia. Vediamo di cosa si tratta.

Controllare la pressione

Controllare la pressione della caldaia in maniera periodica è già un primo passo per prendersene cura. Di norma la pressione in una caldaia deve essere compresa tra gli 1,4 e 1,6 bar. Una pressione troppo alta può indicare la presenza di aria all’interno del circuito, mentre una pressione troppo bassa può indicare invece una quantità d’acqua non sufficiente.

Nel primo caso è necessario effettuare una operazione di spurgo di tutti i radiatori presenti nell’appartamento per far scendere la pressione. Nel secondo caso è invece necessario far entrare dell’acqua all’interno dell’impianto così da far risalire la pressione.

Ad ogni modo facciamo bene a consultare il manuale di istruzioni della nostra caldaia, così da sapere sempre qual è la pressione corretta per il nostro modello.

Verificare il sistema di accensione

Soprattutto in estate, quando la caldaia viene utilizzata meno, è possibile si verifichino alcune anomalie al sistema di accensione ed in genere funzionamento della nostra caldaia.

Per far ciò, è sufficiente accendere per qualche secondo i termosifoni o aprire il rubinetto dell’acqua calda e vedere se la caldaia si avvia correttamente.

Potrebbero esserci ad esempio dei malfunzionamenti in qualche componente della caldaia, e facciamo bene per questo a fare un test così da poter rimediare in tempo prima dell’arrivo dell’inverno.

Spurgare i termosifoni

Soprattutto dopo qualche mese di inutilizzo, tipicamente mesi estivi, è possibile che sia entrata dell’aria all’interno del circuito e dunque all’interno dei singoli radiatori.

Ciò fa aumentare la pressione della caldaia, ma soprattutto fai in modo che i termosifoni non si riscaldino in maniera uniforme. In alcuni casi Infatti i termosifoni si riscaldano soltanto nella parte alta e non in quella bassa o al contrario.

In altri casi invece i termosifoni rimangono direttamente freddi nonostante l’accensione della caldaia. Per risolvere questo tipo di problema è sufficiente effettuare l’operazione di spurgo dei termosifoni.

Per far ciò è sufficiente agire con un cacciavite sulla apposita valvola presente su ogni radiatore che, una volta aperta, consentirà all’aria eventualmente presente di fuoriuscire. Dato che l’aria è più leggera dell’acqua, uscirà per prima; nel momento in cui comincerà ad uscire dal singolo radiatore anche dell’acqua avremo la certezza che in quel termosifone non sia presente altra aria.

A questo punto l’azione di spurgo sarà completata e potremmo effettuare la stessa cosa anche sugli altri termosifoni.

Conclusione

È sufficiente effettuare questi piccoli controlli, o interventi di manutenzione generica, per assicurarsi che la propria caldaia stia funzionando bene e che non ci siano urgenze di alcun tipo.

Questo, associato alla manutenzione periodica effettuata da un tecnico qualificato, garantirà sempre un utilizzo sicuro ed efficiente della tua caldaia.

10 consigli per prenderti cura del tuo cuore

Sapevi che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo? Circa 17 milioni di decessi ogni anno sono dovuti a questo tipo di problema, secondo una recente statistica.

Per questo motivo è molto importante prenderti cura del tuo cuore ogni giorno. A farlo devono essere in particolar modo le persone che hanno problemi di colesterolo, diabete, obesità, ipertensione o fumo, poiché queste categorie hanno un rischio maggiore di soffrire di problemi cardiaci.

Ciò non significa che tutti gli altri che non presentano patologie di questo tipo possono soprassedere su un aspetto così importante. Anche gli altri devono infatti fare tesoro di quanto segue per mantenere sempre elevata l’efficienza del proprio cuore.

A maggior ragione deve farlo chi è interessato dai problemi sopra citati dato che in questo caso i fattori di rischio sono più elevati. È bene per questo farsi seguire da un medico specialista o richiedere un teleconsulto medico qualora possano esserci dubbi circa le buone norme da seguire o informazioni da richiedere in merito.

Pertanto, di seguito ti forniremo una serie di consigli e suggerimenti per prenderti cura della salute cardiovascolare:

  1. Mangia in modo equilibrato e sano. Cerca di includere cibi sani nella tua dieta quotidiana come frutta, verdura, pesce, carni magre, latticini o cereali, tra gli altri. Cerca di evitare o ridurre il consumo di cibi che contengono sale in eccesso, grassi saturi o zucchero, nonché bevande alcoliche.
  2. Fai sport.  Cerca di fare almeno 30 minuti di esercizio fisico ogni giorno. Rimanere fisicamente attivi aiuta a ridurre notevolmente il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari. Evita lo stile di vita sedentario.
  3. Gestisci lo stress. Ognuno vive lo stress in modo diverso. Pertanto, è importante identificare le situazioni che possono causarlo e cercare di applicare tecniche di rilassamento per evitarlo. Fare sport e mangiare sano aiuta a ridurre gli episodi di tensione.
  4. Controlla la quantità di zuccheri nel sangue. È importante controllare il livello di glucosio (zucchero) nel sangue. Un parametro alto (superiore a 100 mg / dl di glucosio) può essere un inizio di diabete e, se non trattato in tempo, può aumentare il rischio di avere malattie cardiache.
  5. Controlla la pressione sanguigna. Controlla il livello della pressione sanguigna, poiché un valore eccessivamente alto (oltre 140) è il fattore di rischio più importante per le malattie cardiovascolari.
  6. Controlla il tuo indice di massa corporea. Misura il tuo indice di massa corporea (IMC). Ciò si ottiene dividendo il tuo peso in chili per la tua altezza in metri quadrati. Se il tuo risultato è superiore a 25 kg / m 2è considerato sovrappeso, quindi cerca di controllare la tua dieta.
  7. Controlla il tuo livello di colesterolo. Un livello di colesterolo alto (superiore a 190 mg / dl) aumenta il rischio di malattie cardiache.
  8. Smetti di fumare. Il fumo moltiplica il rischio di avere malattie cardiovascolari. Smettere di fumare è una delle migliori decisioni che tu possa prendere per migliorare la salute del tuo cuore e quella di chi ti circonda.
  9. Controlla la tua storia familiare di malattie cardiovascolari.
  10. Consulta il tuo medico. Il tuo medico ti dirà quali accorgimenti dovresti adottare per prenderti cura della salute del tuo cuore. Inoltre, puoi chiedergli di effettuare miglior controllo di tutti quei parametri che, come la pressione sanguigna o il sovrappeso, sono associati ad un aumento del rischio cardiovascolare.

Tenere a mente questi 10 consigli, e riuscire realmente a farli entrare nel tuo “quotidiano”, ridurrà drasticamente le possibilità che possano presentarsi problemi vari al cuore.

Cosa serve per avviare un salone da barbiere?

In questo articolo  ti spieghiamo tutto ciò che dovresti tenere in considerazione sul come avviare un salone da barbiere, se hai deciso di fare questo grande passo, in modo che la tua attività abbia veramente successo. Prendi nota!

Come avviare un salone da barbiere?

Le nuove abitudini di cura della propria persona tra gli uomini di tutte le età, ovvero l’avere un’immagine impeccabile e curata, hanno favorito la rinascita dei barbieri, i quali ora sono diventati un business altamente redditizio se gestiti in modo efficiente.

I barbieri sono infatti attività commerciali che offrono servizi come la cura della barba ed il taglio di capelli professionale. Possono inoltre essere offerti servizi come la cura delle mani e dei piedi, tra gli extra che consentono a tutti di rilassarsi mentre ricevono un servizio di qualità.

Cosa serve per aprire un barbiere?

Per allestire un salone da barbiere, oltre al budget, servono anche altri cose fondamentali come avere un locale, mobili, attrezzi e prodotti specifici. Di seguito analizzeremo ognuno di questi aspetti in modo che tu possa capire al meglio.

Quanti soldi ci vogliono per aprire un barbiere ?

Una delle prime e più importanti domande che di solito ci si pone è quanti soldi servano per aprire un barbiere. Anche se non possiamo darti un importo specifico, ti diremo quali sono le spese che devi considerare per  mettere in preventivo l’investimento iniziale.

L’idea è che in questa maniera tu possa avere tra le mani un budget chiaro che descriva ogni spesa che dovrai affrontare.

  • Costo della licenza
  • Affitto dei locali e delle utenze
  • Stipendi dei dipendenti
  • Acquisto di forniture per parrucchieri o barbieri (prodotti come shampoo, rasoi, lame, asciugatrici, ferri da stiro, spazzole)
  • Pubblicità

Tutto ciò si traduce in una spesa iniziale che oscilla tra le 7000€ e le 10000€, anche in base ai prodotti che andrai a scegliere.

Procedure legali per aprire la tua attività di barbiere

Per aprire un barbiere, avrai bisogno delle licenze e dei permessi del comune in cui ha sede l’attività. I requisiti variano a seconda del comune in cui ti trovi, ma senza dubbio devi rispettare gli standard e le specifiche previste dallo stato nonché dalle istituzioni locali.

Inoltre, è necessario disporre di servizi igienici. Un salone barbiere adeguatamente attrezzato non include solo le attrezzature da lavoro, come le sedie per il taglio dei capelli, ma deve anche disporre delle attrezzature e dei servizi igienici per le esigenze dei suoi clienti.

Trova la posizione migliore

L’ubicazione dei locali è un aspetto molto importante per il successo della tua attività. Per questo devi assicurarti di essere vicino al luogo in cui si trovano i tuoi potenziali clienti, o individuare una zona che al momento è poco servita da questo punto di vista.

Concentrati su un luogo situato in un’area con un buon afflusso di persone, ad esempio un centro commerciale o un viale trafficato della tua città.

Quali caratteristiche devono avere i locali?

Ci sono alcune caratteristiche che il tuo locale deve necessariamente avere per offrire realmente un servizio di qualità, come segue:

  • Una superficie di almeno 80m2
  • Essere su un viale principale (con buon flusso veicolare e pedonale)
  • In alternativa essere in un centro commerciale o vicino ad un’area aziendale
  • Avere una piccola reception
  • Avere una spaziosa area di lavoro
  • Avere uno spazio per lavare i capelli
  • Avere un buon impianto idraulico
  • Avere un bagno ed uno spogliatoio
  • Un luogo in cui riporre forniture e articoli per la pulizia
  • Mobili da barbiere

All’inizio puoi partire con l’essenziale, tuttavia con il passare dei mesi è importante aggiungere gli altri elementi che renderanno la tua attività ancora più attraente.

E-commerce B2b: 7 aziende su 10 investono nella digitalizzazione

L’e-commerce B2b nel 2021 ha raggiunto 453 miliardi di euro, pari al 21% delle transazioni B2b totali italiane. Dopo il 2020, l’indicatore riprende a crescere in valore assoluto e aumenta dell’1% la sua incidenza sul fatturato italiano complessivo. La pandemia ha aumentato la consapevolezza delle imprese rispetto alla necessità di investire in digitale per garantire continuità operativa e aumentare la competitività, ma resta ancora bassa la percentuale di imprese che punta in modo deciso sulla digitalizzazione delle relazioni B2b. Sette imprese italiane su dieci hanno intenzione di investire in questo ambito, ma appena il 17% investe una quota tra il 2%-5% del fatturato. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano.

L’EDI si conferma una tecnologia trainante

Rispetto al 2020 crescono del 50% le transazioni tramite Marketplace B2b, piattaforme in grado di allargare le relazioni all’intero ecosistema aziendale poiché includono in un unico spazio virtuale diverse tipologie di attori provenienti da differenti settori merceologici e geografie. I Portali B2b sono attivati dal 13% delle imprese, e da semplici siti per caricare documenti o fare data entry, sono diventati veri e propri ‘hub’ in cui far confluire tutti i documenti del ciclo esecutivo. L’EDI (Electronic Data Interchange) si conferma una tecnologia trainante per lo scambio strutturato delle informazioni in ambito B2b, anche se la sua crescita rallenta a causa dell’ingresso di altre soluzioni a supporto dei processi tra privati.

La blockchain

In Italia l’utilizzo di blockchain e tecnologie a registro distribuito, è ancora sporadico. Solo il 4% delle aziende ha avviato progetti, tuttavia la creazione di ecosistemi B2b si sta strutturando anche sulla base di queste tecnologie. Circa il 14% delle aziende ha avviato progetti o ha intenzione di farlo entro il prossimo anno. I principali ambiti di applicazione sono: tracciabilità, scambio di documenti in formato digitale e gestione di dati interni. I driver che spingono verso l’adozione di questa tecnologia solo il miglioramento dell’efficacia del processo e dell’efficienza, risparmiando tempo e costi operativi. Questi ecosistemi sono al momento popolati principalmente da grandi aziende che stringono accordi con altri attori della filiera per progetti congiunti, guidati dall’esperienza di società di consulenza e fornitori tecnologici.

Le tendenze

Tra le tendenze a livello B2b si evidenzia una forte attenzione al miglioramento della relazione con il cliente business, e un sempre più alto interesse verso la valorizzazione dei dati aziendali. Questa esigenza però non si sta ancora tramutando in un’azione effettiva. Solo un’azienda su cinque ha attivato una collaborazione con i clienti attraverso lo scambio di informazioni strategiche, mentre gran parte delle aziende si limita a uno scambio di informazioni di natura tecnico-commerciale. Un’immaturità che deriva da un percorso ancora in essere all’interno delle aziende, sia organizzativo sia tecnologico. Solo il 15% si è mosso in entrambe le direzioni, mostrando, almeno a livello teorico, una maturità superiore.

I giovani sostengono la domanda dei mutui

Ad aprile le richieste di mutui immobiliari da parte dei giovani under 35erano al 34,9% del totale, ma nel mese di maggio salgono al 35,4%. I giovani quindi sostengono l’intero comparto, che complessivamente risulta in flessione del -16,8% rispetto a maggio 2021, a causa del forte ridimensionamento delle surroghe dovuto al fisiologico esaurimento dei contratti in grado di trarre beneficio dalla rinegoziazione delle condizioni. Secondo l’analisi del Barometro CRIF basato sul Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, nel complesso le richieste di prestiti da parte delle famiglie crescono del +23,3%. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi hanno registrato un incremento del +23,8%, mentre i prestiti personali segnano un +22,4%.

Domanda digitale: Gen Z +321%, Millennials +154%

“La domanda di mutui immobiliari risente complessivamente della frenata delle surroghe, che solo nei primi tre mesi dell’anno sono diminuite del 56% rispetto al corrispondente periodo del 2021 – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Malgrado l’aumento dei tassi di interesse, a trainare il comparto rimangono le richieste dei giovani che si avvicinano per la prima volta all’acquisto di un immobile, agevolati dagli incentivi statali legati all’età e ai mutui green. I prestiti, invece, seppur in calo rispetto al picco di aprile, continuano a crescere in doppia cifra, spinti dalle richieste indirizzate verso le piattaforme di operatori del credito digitali”.
In particolare, a maggio, la domanda digitale segna un complessivo +163% rispetto allo stesso periodo del 2021, con la Generazione Z a +321%, i Baby Boomers +163% e i Millennials +154%. 

Mutui: rate più leggere e piani di rimborso più lunghi

A maggio l’importo medio richiesto per i mutui si è attestato a 146.909 euro, in aumento del +5,6% rispetto al pari periodo 2021.  Al contempo, le famiglie continuano a privilegiare piani di rimborso maggiormente diluiti nel tempo. L’83,8% delle richieste prevede infatti una durata superiore ai 15 anni, con un valore della rata non eccessivamente impattante rispetto al reddito disponibile. Tanto che le richieste di mutui al di sotto dei 150.000 euro rappresentano il 66,7% del totale.

Prestiti: si contrae l’importo medio delle richieste

Per quanto riguarda l’importo medio dei prestiti richiesti, l’aggregato di prestiti personali e finalizzati nell’ultimo mese si è attestato a 8.949 euro, in calo del -5,5% rispetto a maggio 2021. Più in particolare, cala maggiormente l’importo medio richiesto per i prestiti finalizzati, che scende a 6.379 euro (-11,5% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2021), mentre per i prestiti personali il valore si attesta a 12.834 euro (-0,1%).

Per il vino italiano metà dell’export è in fascia ‘popular’

Il 75% delle bottiglie di vino fermo italiano destinate all’export non supera la soglia dei 6 euro, e solo il 5% esce dalle cantine a più di 9 euro al litro.
Di fatto, è il segmento popular, quello da 3-6 euro al litro, il più presidiato dal vino tricolore nel mondo, con quasi la metà dei volumi esportati, seguito dal basic (fino a 3 euro), con il 28%, dal premuim (da 6-9 euro), con il 20%, e ultimo il superpremium, quello da oltre 9 euro al litro.
Un posizionamento più basso non solo rispetto a competitor come Nuova Zelanda, Francia e Australia, ma anche sulla media mondiale degli scambi. Lo rileva lo studio dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) realizzato in collaborazione con Vinitaly. 

Francia, Australia, Nuova Zelanda sono più ‘premium’

Pur in un contesto di crescita generale del prezzo medio, l’Italia, seconda potenza mondiale del vino, presenta ampi margini di crescita.
La dimostrazione è data dal posizionamento rispetto ai competitor del prodotto Made in Italy nei principali mercati internazionali.
Negli Stati Uniti solo il 26% dei nostri vini è in fascia premium o superpremium, poco più della metà rispetto ai vini neozelandesi (46%), e ancora meno rispetto la Francia, che domina con il 66% di premium o superpremium.
Ma non è solo la Francia, dove pure i rossi piemontesi si posizionano sugli stessi livelli dei Bordeaux, a sottostimare la qualità italiana. Anche in Cina si può fare meglio: con il 21% di prodotto quotato oltre i 6 euro/litro, superiamo Spagna e Cile, ma rimaniamo lontani da Francia (38%), e Australia (76%).

Seguire il modello dei rossi toscani 

Tutto ciò, nonostante il posizionamento dei rossi toscani, che nel segmento premium vedono l’80% delle proprie vendite, contro il 78% dei vini bordolesi e il 71% degli australiani.
Tra gli altri grandi mercati, prezzi medio-bassi anche per gli ordini da Uk e Germania, dove 8 bottiglie su 10 appartengono ai segmenti basic o popular, mentre in Canada le fasce più ambite sono appannaggio di vini statunitensi e francesi. Va meglio in Giappone, dove siamo secondi solo alla Francia.
È quindi necessario fare tesoro sui casi di alto posizionamento di alcune denominazioni piemontesi e toscane, un modello replicabile per molte altre doc che ambiscono al segmento premium.

Bollicine verso la fascia media

Grazie al prosecco il valore delle bollicine italiane è quasi quadruplicato negli ultimi 10 anni, superando nel 2020 la soglia dei 4 milioni di ettolitri. Un caso probabilmente unico tra i settori del Made in Italy che ora punta verso la sfida del ‘lusso democratico’.
Quello di occupare progressivamente la fascia media è un grande merito della spumantistica nazionale, in quanto ha creato un segmento di mercato prima inesistente.
La sfida dei prossimi anni sarà quella di provare a occupare anche la fascia premium, compresa tra 7 e 10 euro. A livello mondiale, infatti, solo il 13% delle vendite è in questo segmento, dove sono presenti per lo più champagne di ‘primo prezzo’.

La Lombardia è l’economia più attrattiva d’Italia

In uno scenario mondiale in drastica trasformazione la Lombardia è la regione italiana, e tra le principali in Europa, che attrae più capitali esteri. Negli ultimi cinque anni (2018-2022) i progetti di investimenti nella regione si attestano a 296 rispetto ai 705 nazionali. Un trend in continua crescita, per un passaggio dai 59 progetti nel 2018 a 86 nel 2021. Anche i valori espressi confermano numeri importanti: nel 2020 si raggiungono 1,78 miliardi di euro, a fronte dei 1,28 miliardi del 2019. La Lombardia rappresenta quindi un volano fondamentale per la creazione dii potenziali nuovi posti di lavoro, pari a 13.673, e i possibili investimenti generali, pari ad addirittura 5,785 miliardi di euro.
È quanto emerso nel corso di un evento di Invest in Lombardy, progetto di Regione Lombardia, in collaborazione con Unioncamere Lombardia e l’agenzia nazionale del sistema camerale per le attività internazionali Promos Italia.

USA, Francia, Germania, Regno Unito i principali investitori

Di pari passo procede anche AttraCT, grazie alla quale sono stati coinvolti i comuni lombardi nella mappatura di opportunità insediative per iniziative di investimento industriale o immobiliare.
Tra il 2018 e il 2022 sono state 400 le imprese interessate a sviluppare progetti imprenditoriali in Lombardia. Gli investitori provengono principalmente da USA, Francia, Germania, Regno Unito. Ma anche dall’Asia, in particolare, Cina, Giappone, Corea, India. Le 20 aziende assistite dal team regionale che hanno finalizzato l’apertura in Lombardia si stima che abbiano portato investimenti attesi per 128 milioni di euro, e un impatto occupazionale di oltre 860 unità.

“Siamo la principale destinazione di investimenti esteri”
“Oggi è prioritario per l’economia lombarda rafforzare la politica industriale costruendo la propria autonomia strategica. Siamo già la principale destinazione di investimenti esteri e per mantenere questa leadership dobbiamo identificare e accompagnare le imprese che potranno portarci nuove risorse: non solo economiche ma anche di competenze e tecnologia”, dichiara Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia.
“Ci confermiamo la prima regione d’Italia come attrattività di investimenti – ribadisce l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia – ma, soprattutto nell’ultimo anno, ci siamo migliorati”.

“Dobbiamo migliorare ancora”

“E questo vuol dire che ciò che abbiamo fatto nell’ultimo anno, aggiornando i nostri strumenti, collaborando meglio con Camere di Commercio Estere, stakeholder, Ice e con i Comuni, ci ha consentito di migliorare ulteriormente – aggiunge l’assessore -. Abbiamo generato attraverso investimenti esteri oltre 13mila posti di lavoro negli ultimi cinque anni. Dobbiamo migliorare ancora. I cambiamenti dal punto di vista del mercato devono consentirci di cogliere alcune opportunità rispetto, ad esempio, al tema della rilocazione di imprese che si erano trasferite all’estero”.

Stalkerware: Italia al secondo posto in Europa

Insieme ad altre tecnologie, gli stalkerware sono spesso utilizzati nelle relazioni abusive. Nel 2021, questi software che consentono di spiare la vita privata di una persona attraverso un dispositivo smart, hanno colpito più di 32.000 utenti mobile di Kaspersky in tutto il mondo. E con 611 casi registrati nel 2021 l’Italia si aggiudica il secondo posto a livello europeo, e l’undicesimo posto a livello mondiale, nella classifica dei paesi più colpiti dal fenomeno degli stalkerware. Nel 2020 erano stati registrati 1.144 casi, e l’Italia si posizionava ottava a livello mondiale, mentre nel 2019 i casi registrati ammontavano a 1.829, con l’Italia al sesto posto della classifica mondiale.

A livello mondiale i casi potrebbero essere circa un milione

Secondo la ricerca condotta da Kaspersky, The State of Stalkerware in 2021, se da un lato si è assistito a un calo significativo del numero di utenti colpiti rispetto al 2018, e a una diminuzione del 39% rispetto ai dati del 2020, è importante sottolineare che si tratta solo della punta dell’iceberg.
Secondo una stima della Coalition Against Stalkerware, ogni anno i casi di abusi attraverso l’uso di stalkerware a livello mondiale potrebbero essere infatti circa un milione. Confrontando i risultati con i dati raccolti dall’indagine di Kaspersky sul Digital Stalking condotta a fine 2021, emerge inoltre un collegamento tra violenza online e offline.

Correlazione fra violenza fisica e digitale

L’11% degli italiani (24% a livello globale) ha confermato di essere stato vittima di stalking digitale, e il 13% (25% a livello globale) ha dichiarato di aver subito violenza o abusi da parte del proprio partner. Si è inoltre rilevata la medesima correlazione nella maggior parte dei paesi in cui è stata condotta l’indagine. Kaspersky ha identificato utenti colpiti in più di 185 paesi e territori: Russia, Brasile, Stati Uniti e India si confermano i primi quattro paesi con il maggior numero di vittime. La Germania è l’unico paese europeo presente nella top 10 dei paesi più colpiti.

Dispositivi smart e abusi domestici

Che gli abusi perpetrati utilizzando la tecnologia siano una problematica in crescita lo confermano anche due organizzazioni non-profit, la statunitense NNEDV (National Network to End Domestic Violence) e l’europea WWP EN (European Network for the Work with Perpetrators of Domestic Violence).
“Le tecnologie ICT sono strumenti potenti per coloro che esercitano un controllo coercitivo, soprattutto in quelle relazioni in cui la violenza fa già parte della vita offline”, dichiarano Berta Vall Castello e Anna McKenzie di WWP EN. “Esiste un numero crescente di dispositivi smart, tra cui home assistant, elettrodomestici connessi, sistemi di sicurezza collegati a reti Wi-Fi e smartphone, che vengono usati in episodi di violenza domestica – commenta Toby Shulruff, Safety Net project di NNEDV -. Sebbene gli stalkerware siano una preoccupazione comune, esistono anche molti altri strumenti sfruttati per perpetrare abusi sfruttando la tecnologia”.

Turismo in Italia, quali sono i nuovi trend?

Dopo due anni di limitazioni dovute agli effetti della pandemia, quali sono le nuove abitudini di viaggio degli italiani? E i loro desideri in termini di vacanze? La voglia di viaggiare è cresciuta moltissimo, lo dimostrano diverse ricerche legate al settore, le quali evidenziano un rinnovato amore per il turismo di prossimità. Ma, nonostante la spinta reattiva, le scelte si dimostrano ponderate e rivolte a luoghi in cui la natura è più autentica. Insomma, i nostri connazionali hanno voglia di vacanze all’insegna di natura, sostenibilità e responsabilità, che sappia tener conto dei principi di giustizia sociale ed economica. E proprio questi sono i trend del 2022.

L’andamento delle prenotazioni

Buone notizie per la bella stagione: le prenotazioni hanno infatti ricominciato a crescere con un ottimo ritmo. Rispetto allo scorso anno le prenotazioni per il periodo estivo hanno già mostrato un incremento dell’80%, una crescita importante destinata certamente ancora a crescere. Il 67% degli italiani sostiene di voler trascorrere le proprie vacanze in Italia, il 65% di desiderare una vacanza rilassante, oltre il 40% farà entrambe le cose in compagnia della propria famiglia. E, proprio per via di quest’ultima condizione, resta in cima alla lista delle priorità indirizzarsi verso una località che non lasci spazio a dubbi in tema sicurezza.

Le mete preferite

Capitale italiana della cultura 2022, Procida è tra le destinazioni turistiche più ricercate per l’estate alle porte. Piccola e ancora molto autentica, rispecchia le richieste dei nuovi turisti che sono alla ricerca di esperienze originali, luoghi non troppo caotici e proposte ricche di attività.
Resta sulla cresta dell’onda la Puglia. Da anni, ormai, è in cima alla classifica delle regioni italiane più amate. I tanti borghi affacciati sul mare, l’ottima gastronomia e una storia di commistioni affascinante, continuano a renderla un evergreen. Sono d’altronde innumerevoli le strutture dove soggiornare, spesso a pochi passi dalle sue grandi spiagge. Grazie a realtà consolidate nell’affitto turistico come Barbarhouse è possibile, ad esempio, trovare una selezione di case, ville lussuose, ma anche trulli e pajare. Immancabile la Sicilia, una grande isola dalle innumerevoli anime, è capace di offrire un mix unico di patrimoni naturalistici, storici, culturali e gastronomici. Infine, oltre al desiderio di sostenibilità,  alla voce sostenibilità, che incide anche sulla scelta del mezzo di trasporto, si fa sempre più spazio quello del benessere. Lo si ricerca in tante forme diverse: dalla struttura dotata di SPA e di palestra, così come nel ristorante e nelle attività all’aria aperta. 

Integratori: un mercato in crescita “grazie” alla pandemia

La pandemia ha avuto un impatto rilevante su molti comparti merceologici, e non sempre negativi. È il caso degli integratori: questi ultimi due anni hanno visto crescere negli italiani un maggiore investimento e attenzione alla propria salute.
“In questo scenario il ruolo di questi prodotti è diventato sempre più protagonista – spiega Giampaolo Falconio, Sales Lead di GfK Italia -: oggi 3 consumatori su 4 dichiarano che l’assunzione di integratori alimentari avviene in logica preventiva, come sostegno e supporto al proprio benessere psicofisico e un consumatore su 4 li reputa alternativi ai farmaci veri e propri”.
Inoltre, se negli ultimi 5 anni il mercato degli integratori alimentari è cresciuto più del 40%, in quelli a cavallo della pandemia la crescita è stata più del 10%. I dati Sinottica mostrano inoltre che nel corso del 2021 il consumo di integratori alimentari riguarda circa un italiano su 2.

Tenere sotto controllo il livello di ansia e rafforzare le difese immunitarie

Rafforzare le difese immunitarie è stata infatti una delle strategie per evitare il contagio da Covid-19. Ma la difficile condizione a livello sanitario, sociale ed economico, ha fatto emergere anche la necessità di tenere sotto controllo il livello di tensione, preoccupazione, e ansia. La crescita degli integratori conferma inoltre come target di primario interesse persone ben distribuite in termini di età, con una lieve preponderanza nel genere femminile, presenti su tutto il territorio nazionale, ma in misura più contenuta al Sud. Le loro condizioni socio economiche sono elevate così come elevato è l’investimento in termini di salute, dove si mostrano informate e competenti, interessate alle novità, spesso rappresentando un punto di riferimento per familiari e amici.

Aumentano le vendite sul canale digitale

Tra le categorie di integratori più utilizzati, sali minerali, multivitaminici e per il riequilibrio della flora intestinale. Ma negli ultimi due anni è aumentato l’utilizzo di due segmenti specifici, quello delle difese immunitarie (+20% circa) e quello per favorire sonno e relax (+15% circa).
Gli integratori vengono per la maggior parte assunti in specifici periodi dell’anno, attraverso cicli periodici di trattamento (78%). La farmacia si conferma il punto vendita preferito in assoluto per l’acquisto (più del 60% li acquista attraverso questo canale), ma colpisce l’aumento sensibile del canale digitale. Oggi un consumatore su 4 utilizza Internet anche per l’acquisto di questi prodotti, dato che vede un incremento del 15% rispetto a 5 anni fa.

Naturalità, prezzo, efficacia i driver di acquisto

La naturalità degli ingredienti rappresenta il principale driver di acquisto in assoluto. Per 8 consumatori su 10 un integratore deve essere il più naturale possibile. Altri importanti fattori di scelta sono il prezzo o la presenza di promozioni, l’efficacia, la facilità di assunzione. Quando si tratta di scegliere la tipologia di integratore da utilizzare si conferma poi la fiducia alle principali fonti del settore, come medico di famiglia e farmacista. Oltre a questi, un consumatore su quattro sceglie comunque gli integratori in autonomia, ricercando attivamente informazioni. La comunicazione, in tutte le sue forme, riveste quindi un ruolo centrale e risulta importante comprendere quali linguaggi utilizzare e quali mezzi di comunicazione attivare per raggiungere meglio il target.

Mutui, scende sotto i 40 anni l’età media dei richiedenti

Nel primo trimestre 2022 l’età media degli aspiranti mutuatari è scesa a 37 anni e mezzo. Appena 12 mesi fa chi presentava domanda di finanziamento aveva in media 41 anni. Secondo l’analisi di Facile.it e Mutui.it, il calo dell’età media è legato al fatto che gli under 36 richiedenti un mutuo oggi rappresentano una quota fondamentale del mercato immobiliare. Nei primi 3 mesi dell’anno il 51% del totale delle domande di finanziamento è stata presentata infatti da un under 36, valore in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2021, quando questa fascia rappresentava il 32% della richiesta totale.

Il Fondo di Garanzia Prima Casa

Fondamentale, nel sostenere la domanda di mutui da parte dei giovani, è stato il Fondo di Garanzia Prima Casa. Secondo Facile.it, nel primo trimestre due richiedenti under 36 su tre hanno chiesto un finanziamento cercando di approfittare della garanzia statale. Data la nuova situazione, oggi vengono ridefiniti anche i principali valori economici legati al mercato dei mutui. In media, nel primo trimestre 2022, chi si è rivolto a un istituto di credito ha cercato di ottenere 141.021 euro (+3% su base annua), mentre il valore degli immobili oggetto di mutuo è calato a 194.248 euro (-8%). L’LTV (rapporto tra valore del mutuo e valore dell’immobile) è salito al 78% (era il 70% dodici mesi fa), e i piani di ammortamento si sono allungati da 23 a 25 anni.

Boom di richieste per l’acquisto della prima casa

Secondo l’analisi di Facile.it, nel primo trimestre dell’anno il 77% delle domande di finanziamento raccolte online era per l’acquisto della prima casa, +17% rispetto al 2021. In media, chi si è rivolto a un istituto di credito per comprare l’abitazione principale aveva poco più di 35 anni. Nei primi tre mesi del 2022 l’importo medio richiesto per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a 146.319 euro (in linea con lo scorso anno) da restituire in 26 anni (erano 25 anni nel 2021). Il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo è sceso a 187.250 euro (-8%), mentre l’LTV ha raggiunto l’83% (era il 76%).

Tassi verso il 2%, ma i giovani pagano meno

Analizzando l’offerta bancaria emerge che questa prima parte dell’anno, anche a causa del complesso scenario internazionale, è stata caratterizzata da un aumento generalizzato dei tassi di interesse, in particolare, di quello fisso. Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo da 126.000 e LTV al 70% da restituire in 25 anni, i Taeg fissi disponibili oggi online partono dal’1,71%, con una rata mensile di 507 euro: 41 euro in più al mese rispetto allo scorso anno. Con queste condizioni, chi chiede oggi un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 12.300 euro in più di interessi rispetto a un anno fa. Più stabile la situazione per i tassi variabili, con indici che partono dallo 0,82% e una rata di 461 euro.

Horeca, tutti al bar (e al ristorante)

Dopo tutte le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria per non parlare poi delle settimane di lockdown con le relative chiusure, gli italiani hanno di nuovo voglia di uscire fuori di casa e di condividere tempo ed esperienze con amici e affetti. Ma questa ritrovata voglia di uscire è anche un fondamentale volano per le imprese del settore. Sono solo alcune delle evidenze del Rapporto «Il valore economico e sociale della distribuzione Horeca nel post Covid-19» realizzato dal Censis in collaborazione con Italgrob, la federazione italiana dei distributori Horeca (hôtellerie-restaurant-café). Per dare il peso del fenomeno, già oggi all’88,4% dei nostri connazionali capita di pranzare o cenare negli esercizi pubblici e al 64,5% di incontrarsi con amici e colleghi per un aperitivo.

Quanto vale il settore 

Il comparto conta 3.800 imprese, più di 60.000 addetti e un fatturato pari a 17 miliardi di euro prima della pandemia: sono questi i numeri del settore della distribuzione Horeca. Una piattaforma che connette le industrie del food & beverage con gli oltre 300.000 esercizi pubblici presenti sul territorio, rendendo possibile ogni giorno la convivialità fuori casa, che migliora la qualità della vita delle persone e dà slancio economico e sociale ai territori.

Uscire migliora la vita

L’89,1% degli italiani considera i luoghi del fuori casa una importante fonte di lavoro e di reddito, e uno stimolo per l’attività delle imprese locali. Per l’88,3% la presenza di una rete di bar, caffè, pasticcerie, enoteche e ristoranti è importante per assicurare la buona qualità della vita, rendendo i territori vitali e aperti alla relazionalità. Il 68,8% è convinto che la presenza degli esercizi pubblici renda i luoghi anche più sicuri e frequentabili. Il 67,3% (il 74,8% dei giovani) ritiene che proprio la presenza dei locali consenta di organizzare al meglio la movida, evitandone le degenerazioni. Invece l’assenza degli esercizi pubblici condanna i territori al declino economico e al degrado sociale.

Tra canali fisici e strumenti digitali

il sapiente mix del consumatore. Ricorrere ai servizi di home delivery non significa dire addio ai consumi fuori casa. Quasi la totalità degli utenti delle piattaforme digitali di food delivery (96,1%) mangia anche al ristorante o in trattoria e l’80,6% si ritrova anche nei locali pubblici per l’aperitivo. Con grande pragmatismo, gli italiani mixano i tradizionali canali fisici con le opportunità offerte dal digitale, scegliendo di volta in volta senza pregiudizi come e dove fare la colazione, il pranzo, l’aperitivo e la cena.