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Lavoro: chi lo cerca non pensa solo allo stipendio ma anche al benessere

A determinare le scelte dei professionisti la retribuzione rimane un fattore chiave, ma non è più l’unico elemento. E nemmeno il più importante.
Insomma, lo stipendio è sempre rilevante, ma non fondamentale.

Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una profonda trasformazione guidata da una nuova scala di valori. Tanto che 4 candidati italiani su 10 (40%) considerano l’equilibrio tra vita privata e lavoro il fattore decisivo nella scelta tra le diverse offerte.
È quanto emerge dal nuovo Smarter hiring report, l’indagine internazionale condotta in 12 Paesi da Indeed, portale per chi cerca e offre lavoro, in collaborazione con YouGov, con l’obiettivo di analizzare le aspettative dei talenti e le strategie di recruiting.

Un ambiente che rispetti e supporti l’equilibrio tra vita e professione

I risultati della ricerca posizionano il benessere non solo su un piano di rilevanza, ma lo rendono il criterio indiscutibilmente più importante, seguito al secondo posto dallo stipendio base, prioritario per il 26% dei candidati.

Altri elementi determinanti per accettare un impiego sono la crescita professionale (14%), le opportunità di apprendimento (8%) e i benefit (7%).
L’indagine evidenzia, quindi, come i professionisti non cerchino più solo un compenso, ma un ambiente di lavoro che rispetti e supporti il loro equilibrio di vita.

L’impatto sulla capacità di attrarre talenti

Il benessere oggi non è più solo un desiderio, ma un criterio di selezione attivo con cui i candidati valutano, e se necessario, bocciano le imprese.
Tuttavia, capire se un’azienda sia realmente attenta a questi temi resta complesso. Il 13% dei candidati italiani segnala che una delle maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego è proprio come ‘capire la cultura aziendale prima di candidarsi’

Questa mancanza di chiarezza rischia di far desistere i talenti migliori ancor prima del colloquio, e delinea una delle principali incongruenze tra domanda e offerta. Incongruenza che il report definisce ‘disconnessione sulle aspettative’.

Disallineamento tra aziende e canditati

A fronte del 40% dei candidati italiani che reputa l’equilibrio vita-lavoro fondamentale, solo il 17% dei datori di lavoro in Italia considera lo stesso elemento come il più attrattivo da comunicare nella propria offerta. Si tratta del dato più basso tra i Paesi esaminati.
I dati mostrano infatti che i datori di lavoro italiani scommettono principalmente sulla crescita professionale, indicata come fattore di punta dal 24% delle imprese e ‘solo dal 14% dei candidati.

Ancora più marcato è il disallineamento sullo stipendio base, riporta Adnkronos. Mentre per un candidato su quattro (26%) questo è il fattore che determina la scelta, solo il 13% delle aziende ritiene che lo stipendio base sia la propria carta vincente.

Italia sempre più calda: come sarà il clima che verrà

Il clima cambia, ce ne accorgiamo ogni giorno. E, in questo scenario che riguarda tutto il mondo, c’è una certezza: nel futuro anche il nostro Paese ne sarà sempre più coinvolto. L’allarme è frutto di uno studio di ENEA, che anticipa un domani fatto di caldo più intenso e piogge meno frequenti, ma anche di eventi estremi più violenti e difficili da gestire.

Entro la fine del secolo, rivela l’analisi, l’intero bacino del Mediterraneo sarà interessato da un aumento generalizzato delle temperature e da una riduzione media delle precipitazioni.

Cosa prevedono gli studi

La ricerca si basa su proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione, capaci di arrivare fino a cinque chilometri. Uno strumento che, come spiega Maria Vittoria Struglia, ricercatrice ENEA e coordinatrice dello studio, permette di osservare il territorio con una precisione impensabile fino a pochi anni fa.

Questo approccio consente di cogliere i fenomeni locali e stagionali, quelli che spesso fanno la differenza tra una previsione teorica e l’impatto reale sulla vita delle persone.

Dal passato al futuro

Lo studio ha confrontato il clima registrato in tempi recenti, dal 1980 al 2014, con quello previsto nel 2100. Le simulazioni hanno preso in considerazione tre diversi scenari, che vanno da modelli di sviluppo più sostenibili a ipotesi in cui invece si applichino poco le politiche di decarbonizzazione.

Da qui nascono le stime sugli effetti del cambiamento climatico su temperature e precipitazioni nel nostro Paese.

Montagne sempre più calde

Le aree montuose saranno tra le zone maggiormente coinvolte dal cambiamento. In base allo studio, nelle Alpi e in altre zone di alta quota le temperature estive potrebbero aumentare fino a 4,5 gradi nello scenario più critico, con rialzi importanti anche in autunno.

Un riscaldamento che i modelli climatici globali, meno dettagliati, tendono a sottovalutare, ma che potrebbe avere conseguenze pesanti su ecosistemi, risorse idriche e turismo.

Meno pioggia, ma più violenta

Nel complesso, il clima italiano diventerà più secco, soprattutto in estate. Questo non significa però meno problemi. Al contrario, nei due scenari più severi è previsto un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi, in particolare nel Nord Italia e nelle aree alpine e subalpine.

Le elaborazioni ENEA mostrano importanti differenze tra stagioni e territori: in inverno e primavera le precipitazioni più intense potrebbero aumentare sulle Alpi occidentali, mentre in estate diminuirebbero lungo molte coste. L’autunno, infine, rischia di diventare una vera e propria stagione delle piogge, con fenomeni particolarmente violenti.

Prevedere cosa accadrà

Secondo ENEA, le simulazioni regionali ad alta risoluzione rappresentano un passo avanti per comprendere i rischi climatici e pianificare strategie di adattamento più efficaci. In un’area complessa e vulnerabile come il Mediterraneo, è fondamentale conoscere il futuro. E può aiutare le comunità a prepararsi, prima che il clima presenti un conto salato.

Giochi in famiglia a Natale: le carte, la tombola e le risate fanno restare… giovani

Arrivano le feste ed è come se il tempo si prendesse una pausa. Le case si riempiono di voci, pentole sul fuoco, bambini che corrono e adulti che cercano di finire una frase senza essere interrotti. E poi, immancabili, arrivano loro: i giochi da tavolo che da generazioni segnano il ritmo dei nostri Natali.

C’è la tombola che inizia sempre più tardi del previsto, le carte che passano di mano in mano, il Mercante in Fiera che scatena trattative tra zii e cugini. Sono abitudini così radicate che a volte ci dimentichiamo di quanto siano preziose.

Giocare fa bene, e non solo allo spirito

A dirlo non sono solo i ricordi d’infanzia, ma anche i dati dell’Osservatorio Nestlé: più del 60% degli over 65 allena la mente ogni giorno, tra cruciverba, letture e piccoli giochi. Un altro 40% si affida ad app o passatempi digitali. È una generazione che, invece di “rallentare”, sceglie di restare attiva e curiosa.
La campagna Meritene “Vivi l’Età” racconta proprio questo: invecchiare non significa tirare i remi in barca, ma trovare nuovi modi per stare bene con se stessi e con gli altri.

E durante le feste, giocare diventa il modo più naturale per farlo. La tombola mantiene vigile l’attenzione, le carte stimolano logica e memoria, il burraco richiede quella punta di strategia che tiene la mente sveglia come un buon caffè dopo pranzo.

Un alleato per mantenere la mente attiva

Secondo l’Osservatorio Nestlé, più di quattro italiani su dieci trovano nel gioco un alleato per mantenere la mente attiva e migliorare l’umore. E la scienza è dalla loro parte: le attività ludiche condivise possono ridurre in modo significativo il rischio di declino cognitivo.

Ma il beneficio più grande, forse, è un altro: la socialità. Lo ricorda anche il sociologo Saro Trovato, che vede nel gioco uno dei pochi momenti in cui diverse generazioni riescono davvero a incontrarsi. Attorno a un tavolo, con le mani che si muovono veloci sulle carte o in attesa di un numero alla tombola, si crea un filo invisibile che unisce nonni, genitori e nipoti.

Una piccola lezione per tutto l’anno

Anche una semplice partita a carte può diventare un tassello della ricerca del benessere e della longevità in salute. Perché vivere a lungo è un bell’obiettivo, ma vivere bene – insieme – lo è ancora di più. E Natale, con i suoi giochi e le sue risate, ce lo ricorda ogni anno.

Prestiti: nel 2025 erogati 370 milioni di euro per lo studio

Nell’ultimo anno chi ha presentato domanda di finanziamento per coprire i costi legati allo studio ha puntato a ottenere in media 6.916 euro, valore in aumento del 3% su base annua. In totale, sono stati erogati oltre 370 milioni di euro in prestiti personali per pagare le spese legate a scuola, università e formazione, circa il 15% in più rispetto all’anno precedente.
Emerge dalle stime elaborate da Facile.it e Prestiti.it su un campione di oltre 750.000 richieste raccolte tra settembre 2023 e agosto 2025.

A pochi giorni dal suono della campanella già molte famiglie sono alle prese con il caro-scuola. Le associazioni dei consumatori hanno denunciato aumenti che in alcuni casi superano il 20%. Forse anche per questo non mancano gli italiani che scelgono di ricorrere a un prestito personale per far fronte ai costi di istruzione.

Una richiesta su 3 arriva da under30

Dati interessanti emergono analizzando l’età dei richiedenti; chi ha presentato domanda per questo tipo di finanziamento aveva, all’atto della firma, in media 38 anni e mezzo, ma una richiesta su 3 è arrivata da un under30. Da notare anche che l’età di chi cerca di ottenere un finanziamento per lo studio è nettamente inferiore rispetto a quella di chi ha presentato domanda di prestito per altre finalità (43 anni e mezzo).

“Studiare ha un costo che può diventare significativo, soprattutto per chi deve affrontare un percorso universitario o post laurea – spiegano gli esperti di Facile.it -. Strumenti come quello del prestito personale sono importanti perché danno ai consumatori la possibilità di pianificare la spesa in modo consapevole, facendola pesare il meno possibile sul budget mensile, ma senza dovervi rinunciare”.

Le nuove generazioni non sono disposte a rinunciare alla formazione

“Il fatto che i giovani investano sullo studio anche attraverso un prestito personale può essere letto positivamente – continuano gli esperti -. Da un lato significa che le nuove generazioni non sono disposte a rinunciare alla propria formazione, dall’altro è sinonimo di una maggiore consapevolezza sulle opportunità offerte dal settore del credito al consumo”.

Un altro dato significativo è legato al sesso del richiedente. I prestiti per lo studio si confermano una delle tipologie di finanziamento più richieste dalle donne, tanto è vero che, nell’ultimo anno, quasi 1 domanda su 2 di prestito per lo studio faceva capo al campione femminile (45%).

Cresce la percentuale di richiedenti donne

Si tratta di un valore estremamente elevato, se si considera che guardando alla totalità di domande per prestiti personali, più del 70% delle richieste vengono presentate degli uomini.

“Una percentuale così alta di richiedenti donne – confermano ancora da Facile.it – non è legata solo al fatto che si pensi all’istruzione dei figli, ma anche al fatto che sovente le donne paghino da sé master o corsi di specializzazione post universitari, ad esempio, per rientrare nel modo del lavoro con ancora più qualifiche dopo una maternità”.

Estate 2025: aumentano i turisti stranieri, gli italiani più cauti

L’estate 2025 si annuncia come una stagione molto positiva per il turismo in Italia, con un aumento dei visitatori stranieri che premia il fascino senza tempo di coste, borghi e città d’arte. C’è per un trend che va monitorato con attenzione, e si riferisce al comportamento dei turisti italiani.

Secondo il più recente report Ipsos Future4Tourism, si assiste a un lieve ma significativo calo nelle intenzioni di viaggio dei nostri connazionali.

Meno partenze e vacanze più corte: i nuovi trend

Dopo i numeri record del 2024, quando il 76% degli italiani dichiarava l’intenzione di partire, la percentuale per l’estate 2025 scende al 72%. Un dato ancora positivo, ma che rivela una certa prudenza.

Cresce, infatti, la preferenza per soggiorni brevi, con molti italiani che scelgono weekend lunghi o pause di massimo tre notti, in alternativa alle vacanze prolungate di una volta.

Costi e legami familiari “stoppano” i viaggi

A pesare sulle scelte di viaggio ci sono soprattutto considerazioni economiche. L’inflazione e l’incertezza finanziaria spingono molti a rinunciare. Ma non solo: aumentano anche coloro che segnalano impegni familiari come causa dell’impossibilità a partire. Interessante notare che il 24% degli intervistati afferma di non essere solito fare vacanze estive, il doppio rispetto al 2024.

Quando e dove si viaggia

Luglio e agosto si equivalgono nelle preferenze (entrambi al 37%), mentre settembre attira il restante 24%. A scoraggiare il mese tradizionalmente vacanziero sono l’elevato affollamento, i prezzi alti e il timore del caldo eccessivo. Le destinazioni italiane restano la scelta principale (62%), ma in calo rispetto all’anno precedente. In compenso, crescono i viaggi in Europa e le crociere.

Calabria tra le mete top five  

Sicilia, Toscana, Puglia e Trentino-Alto Adige si confermano tra le preferite, ma la Calabria conquista un posto nella top five. In forte crescita anche il turismo montano, con il 15% delle preferenze: il Trentino guida la tendenza, accogliendo circa il 40% dei viaggiatori che scelgono la montagna.

C’è chi prenota in forte anticipo e chi sottodata

Si polarizzano le modalità di prenotazione: aumentano sia i “pianificatori” che prenotano con oltre sei mesi di anticipo, sia i “ritardatari” che aspettano l’ultimo minuto.

Una sfida per gli operatori del settore, che devono adattare le offerte a due tipi di clientela molto diversi.

Autunno 2025: un occhio all’Europa

Guardando oltre l’estate, circa un terzo degli italiani prevede di viaggiare in autunno. A crescere è l’interesse per le capitali europee e le mete montane. Un segnale chiaro: il turismo italiano si fa sempre più fluido e distribuito nel corso dell’anno.

Viaggi e sicurezza, l’Italia è ancora indietro nella classifica

Secondo l’HelloSafe Index, l’Europa è ancora l’area del mondo più sicura in cui viaggiare: 12 dei 15 Stati più sicuri sono infatti nel Vecchio Continente. E il podio globale è occupato da due Paesi europei su tre.
L’Index considera 35 indicatori riuniti in cinque macrogruppi, disastri naturali (30 punti), violenza nella società/livello di criminalità (20), coinvolgimento in conflitti armati interni/esterni (20), infrastrutture sanitarie (20), militarizzazione del Paese (10). Meno punti si totalizzano, migliore è la situazione.

A livello globale, l’Islanda è la più sicura, con 18,23 punti su 100, davanti a Singapore (19,99 punti) e Danimarca (20,05 punti).
Nella graduatoria europea, Reykjavík e Copenhagen sono seguiti da Austria (20,31 punti) Svizzera (20,51) e Repubblica Ceca (21,19).
Distante l’Italia, 33esima, con 34,74 punti, preceduta da Francia, Grecia, Ucraina e Russia.

Filippine, Colombia e Messico i meno sicuri nel 2024

Nell top 15 mondiale si trovano anche il Bhutan (22,98 punti) e il Qatar (23,33), destinazioni molto tranquille per i viaggiatori dal punto di vista della sicurezza.
Tra i 15 Paesi meno sicuri, invece, alcuni sono teatro di conflitti, fattore spesso sommato a elevati rischi naturali.

Le Filippine appaiono quindi in cima a questa classifica, con un indice di 82,32 su 100, seguite da Colombia (79,21 punti) e Messico (78,42 punti), tre Paesi che sperimentano una forte violenza all’interno della società.
Anche lo Yemen o la Siria sono alle prese con gravi conflitti interni che compromettono la sicurezza.
Da segnalare anche la presenza della Russia, impegnata in un conflitto con l’Ucraina che sembra destinato a durare.

I Paesi europei sicuri e non 

I Paesi europei occupano 30 posizioni tra i 50 più sicuri al mondo, tra cui la Svizzera (5° a livello mondiale e 4° a livello europeo, con un indice di 20,51), i Paesi Bassi (20° e 17°, indice 26,22), o il Belgio (31° e 24°, indice 28,31).
Da notare la cattiva posizione della Francia, solo 80esima a livello mondiale e 34esima a livello europeo.

Una posizione che si spiega soprattutto con la minaccia terroristica, che rimane molto presente nel Paese.
In fondo alla classifica Ucraina e Russia, minate dal conflitto che le oppone dal 2022.

Paraguay e Uruguay i “virtuosi” dell’America Latina

L’America Latina costituisce tradizionalmente una destinazione di viaggio esotica per chi proviene dall’Europa e dal Nord America. Tuttavia, i Paesi che ne fanno parte presentano situazioni di sicurezza molto contrastanti.

Pertanto, il Paraguay, l’Uruguay, Trinidad e Tobago, ma anche la Bolivia, godono di un indice di sicurezza piuttosto elevato per i viaggiatori.
Al contrario, la Colombia, il Messico e il Venezuela sono tra le nazioni latinoamericane più pericolose. L’alto tasso di omicidi, la militarizzazione e gli sfollati interni sono tra le cause che giustificano questa cattiva posizione, nonostante l’innegabile potenziale turistico.

Aggressioni e molestie sul luogo di lavoro: perché i numeri sono in crescita?

Le molestie e le violenze sul lavoro sono purtroppo una realtà sempre più diffusa. Secondo i dati dell’Inail, nel 2023 sono stati riconosciuti 6.813 casi di aggressioni e minacce in ambito lavorativo, al netto di episodi che hanno coinvolto studenti o animali.

Si tratta del numero più alto dopo il 2019 e segna un incremento dell’8,6% rispetto al 2022. L’aumento risulta particolarmente significativo per le donne (+14,6%), mentre per gli uomini è del 3,8%. Il tema è stato analizzato nel nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto.

Le categorie più esposte

La maggior parte degli episodi di violenza sul lavoro (61%) è attribuita a soggetti esterni all’azienda, come nel caso di rapine o aggressioni a operatori sanitari e autisti.

Il settore più colpito è quello della Sanità e assistenza sociale, seguito dal trasporto e logistica. Le donne risultano particolarmente esposte: nel 2023 il 48% delle vittime di violenza sul luogo era di sesso femminile, in particolare lavoratrici dai 50 anni in su.

Distribuzione geografica

Sei episodi di violenza su dieci si verificano nelle regioni settentrionali, concentrati in particolare in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Le professioni più a rischio includono infermieri, operatori sociosanitari, autisti e capi treno. Anche i vigili urbani, il personale scolastico e i commessi rientrano tra le categorie più vulnerabili.

Conseguenze e impatti sulla salute

Fortunatamente, oltre il 90% degli episodi non comporta invalidità permanenti. Tuttavia, il 56% delle vittime riporta contusioni, mentre l’11% subisce fratture.

Non mancano però casi dagli esiti fatali: tra il 2019 e il 2023 si sono registrati 14 decessi, di cui due riguardavano donne.

Le forme di violenza più diffuse

Uno studio condotto da We World su un campione di 1.100 lavoratori ha evidenziato che la violenza verbale (56%) è la più diffusa, seguita dal mobbing (53%) e dall’abuso di potere (37%).

La violenza fisica riguarda il 10% dei casi, mentre stalking e molestie online sono meno frequenti.

Strategie di prevenzione

L’Inail ha avviato il progetto “Valutazione dei rischi in ottica di genere”, fornendo strumenti per prevenire e affrontare la violenza nei luoghi di lavoro. Il primo volume pubblicato nel 2024 include linee guida per la sicurezza e il benessere dei lavoratori.

Contrastare questo fenomeno è essenziale per garantire ambienti di lavoro sicuri e rispettosi, tutelando la dignità e la salute di tutti i lavoratori.

Aste online, quali sono gli oggetti più desiderati dagli italiani?

Negli ultimi anni, le aste online hanno conquistato un numero sempre maggiore di italiani, che si rivelano non solo appassionati collezionisti ma anche attenti investitori alla ricerca di oggetti destinati a incrementare il loro valore nel tempo.

Secondo gli ultimi dati forniti da Catawiki, una delle principali piattaforme europee per aste di oggetti originali, il mercato italiano si conferma tra i più dinamici, con oltre 650.000 lotti acquistati nel 2024 e una crescita del 17% nel numero di nuovi utenti che hanno partecipato per la prima volta a un’asta.

Le categorie più amate dai collezionisti

Le passioni degli italiani si mantengono ben radicate nel tempo: sono sempre i vini pregiati e gli orologi di lusso a dominare il mercato. Nel 2024, però, si è assistito a qualche cambiamento. Hanno preso piede  nuove categorie di oggetti, trainate soprattutto dalle giovani generazioni, come le carte da collezione e i manga giapponesi, settori in forte espansione con una crescita a tre cifre.

Questa diversificazione dimostra come il mondo delle aste online sia in continua evoluzione, adattandosi alle nuove tendenze e ai gusti emergenti.

Acquisti straordinari: tra auto, arte e strumenti musicali

Gli italiani non hanno esitato a spendere cifre di tutto rispetto per aggiudicarsi pezzi unici e di grande valore storico o artistico. Tra gli acquisti più “importanti” dello scorso anno spicca la Lancia Delta appartenuta a Roberto Baggio, venduta per ben 230.000 euro. In ambito artistico, un’opera di Artemisia Gentileschi, “Cleopatra”, è stata acquistata per 45.000 euro.

Sul fronte delle vendite da parte di utenti italiani, spiccano una Gibson “Lucille” regalata da B.B. King a Papa Giovanni Paolo II, battuta all’asta per 45.000 euro, e un’opera dell’iconico street artist Banksy, “Rodeo Girl”, che ha raggiunto un valore di 14.500 euro.

Vini, champagne e orologi: le passioni intramontabili

In Italia, il settore del vino e dello champagne continua a registrare numeri impressionanti, con oltre 265.000 bottiglie acquistate nel 2024. Gli italiani sono responsabili del 30% delle vendite complessive sulla piattaforma, percentuale che sale al 40% per lo champagne. Sebbene le etichette nazionali restino le preferite, le bottiglie più costose provengono dalla Francia.

Nel mercato degli orologi di lusso, l’Italia vanta cifre da record, con volumi di vendita che raggiungono le otto cifre. Rolex si conferma il brand più ricercato, seguito da Omega, consolidando il prestigio dell’orologeria svizzera tra i collezionisti italiani.

Bonus pet: nel 2025 sconti e novità per over 65

Gli animali domestici sono presenti in buona parte delle case degli italiani. Ima i cosiddetti pet, oltre a essere fonte inesauribile d’amore, rappresentano anche un costo nel bilancio familiare. Secondo l’ultimo rapporto Assalco – Zoomark effettuato nella primavera 2024, in Italia si contavano 65 milioni di amici a 4 zampe.

Per questo motivo, alcune forme di sostegno arrivano dal sistema di agevolazioni attualmente in vigore. Di fatto, anche nel 2025 sarà possibile approfittare del bonus animali. Ovvero, beneficiare dello sconto IRPEF del 19% sulle spese veterinarie.
Per gli anni dal 2024 al 2026, è stato poi messo in campo un nuovo contributo. Destinato ai cittadini e alle cittadine over 65 con un ISEE fino a 16.215 euro, l’agevolazione, però, non è stata ancora resa operativa.

A chi spetta lo sconto IRPEF e come funziona

Quando si presenta la dichiarazione dei redditi alcune spese permettono di ottenere una detrazione, ovvero, una riduzione dell’imposta da versare.
Tra le voci che danno diritto allo sconto IRPEF ci sono le spese veterinarie sostenute durante l’anno precedente la dichiarazione dei redditi. Si tratta appunto del bonus animali domestici.

Secondo quanto previsto dal Testo Unico dell’Imposte sui Redditi, sono detraibili le spese sostenute per gli animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. In particolare, le prestazioni professionali del medico veterinario, l’acquisto di medicinali veterinari, esclusi i mangimi speciali, le analisi di laboratorio e gli interventi presso cliniche veterinarie.

Non tutti i costi sostenuti possono essere utilizzati per ridurre l’imposta

L’agevolazione si applica però solo oltre la cifra di 129,11 euro, e fino al limite di 550 euro, per un valore massimo di sconto pari a circa 80 euro.

Per calcolare il bonus animali domestici, quindi, è possibile tenere conto di tre semplici regole. Quando il costo per la cura di cani, gatti o altri animali risulta inferiore a 129,11 euro non si ha diritto alla detrazione, quando si supera il valore di 129,11 euro restando nel limite dei 550 euro, la detrazione al 19% si dovrà calcolare sulla quota che eccede la franchigia (la differenza tra le spese sostenute e 129,11 euro).

Se, invece, la cifra delle spese veterinarie in un anno ha superato 550 euro, al contribuente spetta comunque una detrazione massima di circa 80 euro.

Un fondo da 750.000 euro

La Legge di Bilancio del 2024 ha messo in campo un nuovo bonus animali domestici destinato esclusivamente agli over 65.
Si tratta di un fondo da 750.000 euro da suddividere nel triennio 2024-2026 destinato a sostenere i proprietari di animali nel pagamento di visite veterinarie, operazioni chirurgiche e acquisto di farmaci veterinari.

La normativa, riferisce Adnkronos, stabilisce che la novità è destinata ai cittadini e alle cittadine con le caratteristiche di appartenere a un nucleo familiare con ISEE inferiore a 16.215 euro e un’età superiore a 65 anni.
Le risorse disponibili dovranno essere ripartite tra le Regioni tramite un decreto attuativo, ma attualmente si attende la pubblicazione del testo utile a sbloccarne l’accesso.

Acqua: Italia al 4° posto in Europa per stress idrico

È una delle sfide globali più urgenti e complesse del nostro tempo, nonché un tema sempre più attuale. Dalla crescente scarsità delle risorse idriche alla gestione sostenibile delle riserve, l’acqua è oggi al centro di dibattiti economici, ambientali e sociali. Del resto, l’Italia è la quarta Nazione in Unione europea per stress idrico, ovvero, il rapporto tra prelievi idrici totali e disponibilità di acqua superficiale e sotterranea, posizionandosi dietro a Belgio, Grecia e Spagna.

È quanto è emerso dall’incontro ‘L’acqua: risorsa strategica’, organizzato a Roma in occasione del Consiglio di indirizzo del Registro Italiano Navale, in collaborazione con The European House – Ambrosetti.

Una risorsa essenziale, ma estremamente limitata

L’Italia è anche il primo Paese in Ue per perdite economiche legate all’alterazione del clima. Sono dodici le regioni italiane esposte a un elevato tasso di stress idrico, in particolare, Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia.
Ma nel mondo circa 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e il cambiamento climatico sta alterando la distribuzione delle risorse idriche.
Si prevede che nel 2024 si raggiungerà la più elevata anomalia termica della storia italiana, +1,75°C sopra la media degli ultimi trent’anni.

“L’acqua rappresenta una risorsa fondamentale ma estremamente limitata – ha commentato Paolo d’Amico, Presidente del Registro Italiano Navale -: secondo l’Unesco, solo il 2,5% dell’acqua presente sulla Terra è dolce e di questa appena l’1% è accessibile per l’uso umano”.

“È fondamentale adottare misure per migliorare la rete idrica”

“Allo stesso tempo – ha continuato d’Amico -, risulta necessario recuperare l’acqua, focalizzandosi su quella che scorre in superficie, pari a circa un quarto di quella che arriva sul territorio attraverso le precipitazioni. È nostro dovere agire con urgenza, investendo in tecnologie innovative e strategie sostenibili, per preservare questa risorsa vitale”.

Rispetto ad altri Paesi del mondo però in Italia l’acqua non manca. “Secondo un rapporto di ISPRA – ha aggiunto Ugo Salerno, Presidente Esecutivo di RINA -, nel 2023 abbiamo beneficiato di circa 280 miliardi di metri cubi di precipitazioni, contro i 225 miliardi dell’anno precedente. Diventa quindi fondamentale adottare misure per migliorare la rete idrica realizzando nuovi invasi e recuperando gli esistenti”.

L’acqua abilita una filiera industriale e di servizio a elevato valore aggiunto

Ma altrettanto necessario è ottimizzare l’uso dei miliardi di metri cubi di acqua proveniente dai depuratori, destinandoli, ad esempio, all’agricoltura, riferisce Askanews.

“A causa degli effetti del cambiamento climatico nel 2022 l’Italia ha perso più del 50% della propria disponibilità idrica, portando a un consolidamento del paradigma ‘poca acqua/troppa acqua’, con un’alternanza tra periodi senza pioggia ed eventi estremi di piogge intense e allagamenti – ha spiegato Valerio De Molli, Managing partner e ceo The European House – Ambrosetti e TEHA Group -. L’acqua è una risorsa strategica che abilita una filiera industriale e di servizio a elevato valore aggiunto. Senza la risorsa acqua, un quinto del PIL del Paese, pari a 367,5 miliardi di euro, non potrebbe essere generato”.