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Tecnologia

E-learning, la nuova frontiera dello studio

Scuola tradizionale, addio. La formazione online si è infilata nelle nostre abitudini in pochissimi anni e, passo dopo passo, è diventata una  delle realtà più concrete del mondo dell’istruzione e dell’aggiornamento professionale.

La spiegazione è semplice: è la risposta pratica a un’esigenza globale che cresce di anno in anno.

La domanda di istruzione continua a crescere

Le stime dicono che entro il 2050 saranno circa due miliardi le persone che vorranno compiere studi superiori. Un numero imponente e che mette sotto pressione università e centri formativi, spesso frenati da spazi limitati, costi strutturali e tempi lunghi per adeguarsi.

In questo contesto l’e-learning non è solo comodo, è quasi inevitabile. Permette di allargare l’accesso alla formazione senza dover costruire nuovi edifici e consente di raggiungere studenti ovunque si trovino, senza confini geografici.

400 miliardi di dollari entro il 2026

Il mercato globale dell’apprendimento digitale potrebbe arrivare intorno ai 400 miliardi di dollari entro il 2026, mentre il segmento mobile sfiorerà i 95 miliardi già a breve.

Dietro questa corsa ci sono motivi molto concreti: connessioni sempre più diffuse, piattaforme semplici da usare e una dimestichezza generale con gli strumenti online che ormai diamo quasi per scontata.

Studiare in libertà

Uno dei vantaggi più evidenti riguarda il tempo. I percorsi digitali possono accorciare anche del 60% la durata della formazione rispetto alle lezioni tradizionali. Non perché siano più facili, ma perché sono più mirati. Ognuno può organizzare lo studio quando vuole, soffermarsi dove serve e saltare ciò che già conosce.

Questo rende l’apprendimento più costante e meno pesante da incastrare tra lavoro, impegni e vita personale.

Le aziende non stanno a guardare

Il mondo del lavoro ha colto subito il potenziale. Più del 40% delle imprese utilizza strumenti di formazione online per aggiornare le competenze dei dipendenti.

Il motivo è semplice: permettono di formare molte persone in tempi rapidi e con contenuti omogenei. Così la crescita professionale diventa un processo costante, non un corso di tanto in tanto.

Verso un apprendimento sempre più social

Le prospettive indicano che nei prossimi anni si diffonderanno modelli sempre più collaborativi. Entro il 2026 circa il 70% dei team che si occupano di formazione userà sistemi di social learning, cioè piattaforme dove si impara anche confrontandosi con gli altri. Perché alla fine, dietro alla tecnologia, resta una verità semplice: si impara meglio quando si scambiano idee.

Scuola del futuro: come cambierà il lavoro degli insegnanti con l’IA

A guardare lo studio realizzato da EY e Sanoma Italia – presentato all’EY Wavespace di Roma – ci si rende conto che la scuola sta già entrando in un’epoca nuova. Entro il 2035, più del 60% delle competenze richieste agli insegnanti italiani sarà ridisegnato dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e della didattica digitale.

Un cambiamento profondo, quasi una mutazione genetica della professione. Eppure, tra i numeri affiora una verità sorprendente: la centralità del docente non solo non si indebolirà, ma diventerà ancora più evidente.

L’IA non ruba lavoro: libera tempo e nuove energie

A sentire gli esperti, l’intelligenza artificiale non è il “sostituto” che qualcuno teme. Piuttosto, è uno strumento che può togliere di mezzo burocrazia, correzioni ripetitive, attività standardizzate che drenano energie e spegnono la passione.

In questo nuovo scenario, l’insegnante torna a fare ciò che nessun algoritmo può imitare davvero: ascoltare, accogliere, capire chi ha di fronte. Le competenze relazionali – empatia, capacità di creare un clima di fiducia, attenzione ai segnali deboli – diventano addirittura centrali. Gli studenti di oggi, cresciuti a pane e tecnologia, continuano ad avere fame di autenticità.

Le tre direzioni verso cui si muoverà la scuola

La ricerca tratteggia un percorso chiaro.
La prima direttrice riguarda l’uso quotidiano di strumenti digitali avanzati: piattaforme interattive, sistemi che leggono i dati dei progressi degli studenti, ambienti di lavoro virtuali.
La seconda mette al centro le competenze emotive, sempre più decisive in classi multimediali e complesse.
La terza spinge verso una didattica davvero personalizzata, che grazie ai dati riesce ad adattarsi ai ritmi e alle necessità di ciascuno.

Un’evoluzione necessaria, se pensiamo che il divario tra ciò che imparano i ragazzi e ciò che chiede il mondo del lavoro ha ormai superato il 47% in Italia.

Una trasformazione diversa per ogni ordine di scuola

Il cambiamento non sarà identico ovunque. Alle elementari, oltre il 40% delle competenze sarà rivisto per sostenere percorsi più personalizzati e inclusivi. All’infanzia resterà forte l’asse emotivo, con molte competenze che rimarranno stabili.

Alle medie e alle superiori, poi, la trasformazione corre in modo differenziato tra area scientifica e umanistica: nelle materie STEM crescono gli strumenti digitali, nelle discipline umanistiche arriva un supporto tecnologico che può potenziare analisi, scrittura e capacità espressive.

Come cambierà il ruolo degli insegnanti di sostegno

Particolarmente interessante il ruolo dei docenti di sostegno, che entro il 2035 faranno sempre più da “cerniera” tra studenti, famiglie e sistemi digitali.
Circa il 40% delle loro competenze cambierà: entreranno strumenti per l’inclusione digitale, chatbot educativi, protocolli di sicurezza negli ambienti virtuali.

Italia digitale: l’intelligenza artificiale come alleata del futuro

L’intelligenza artificiale non è più una promessa, ma una realtà che sta cambiando il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci curiamo.

A Torino, durante l’ultima edizione dell’AI & VR Festival – Multiverse World, esperti, ricercatori e rappresentanti del mondo istituzionale si sono confrontati su come costruire un futuro digitale che resti umano e inclusivo.
Il dibattito ha messo in evidenza una convinzione condivisa: l’AI deve essere considerata uno strumento per migliorare la qualità della vita e non un fattore di rischio o sostituzione del lavoro umano.

Innovazione al servizio della cittadinanza, delle imprese e dei territori

L’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI), tra i protagonisti del festival, ha ribadito la necessità di un approccio etico e responsabile.

Il presidente Gabriele Ferrieri, intervenuto anche alla trasmissione “Agorà” su Rai Tre, ha ricordato come l’innovazione digitale debba essere messa “al servizio della cittadinanza, delle imprese e dei territori”.
Secondo ANGI, l’Italia può diventare un punto di riferimento in Europa se saprà investire in ricerca, formazione e collaborazione tra pubblico e privato. Le esperienze maturate in città come Torino e in regioni dinamiche come il Piemonte lo dimostrano: quando istituzioni e imprese dialogano, il progresso diventa reale.

Intelligenza artificiale e salute: un binomio che funziona

Uno dei campi in cui l’AI promette risultati più tangibili è la sanità. L’analisi dei dati clinici, resa possibile da algoritmi sempre più precisi, può anticipare diagnosi e rendere le terapie più efficaci.

Dalla medicina personalizzata alla prevenzione, fino al monitoraggio delle prestazioni sportive, l’intelligenza artificiale apre la strada a un approccio predittivo e mirato, capace di migliorare la salute e il benessere delle persone.

La paura? Per superarla, servono conoscenza e formazione 

Se da un lato cresce l’entusiasmo, dall’altro resistono diffidenze e paure. Spesso, queste nascono da una visione distorta dell’AI, alimentata da film o narrazioni catastrofiste.

Come mostrano i dati dell’Osservatorio ANGI, la tecnologia non sostituisce l’uomo ma lo affianca, generando nuove professioni e competenze richieste dal mercato del lavoro.
Il passo decisivo, spiegano gli esperti, sarà puntare su educazione digitale e cultura dell’innovazione, perché solo la conoscenza può trasformare la paura in opportunità.

Un futuro tech, ma a misura d’uomo

L’Italia ha le risorse, i talenti e la creatività per guidare la transizione digitale. Ma questa evoluzione dovrà restare centrata sull’uomo, sulle sue esigenze e sul suo benessere.

L’intelligenza artificiale può essere una straordinaria alleata, a patto che venga governata con responsabilità e visione.
La sfida, oggi, non è solo tecnologica, ma culturale: costruire un futuro digitale che sappia unire progresso, etica e fiducia.

Sicurezza digitale: nell’era dell’IA le imprese sono ancora impreparate

Solo una minima parte delle imprese è realmente pronta ad affrontare le sfide della sicurezza. Lo evidenziano i dati contenuti nel Cybersecurity Readiness Index 2025 di Cisco che rivelano un quadro allarmante: solo il 4% delle organizzazioni a livello mondiale è classificato come “maturo” in termini di difesa informatica.

Si registra comunque un miglioramento minimo rispetto al 2024, quando la percentuale era ferma al 3%. La maggioranza delle aziende, quindi, si muove ancora in modo incerto in un panorama potenzialmente molto insidioso e in continua evoluzione.

L’IA: nuovo terreno di attacco?

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui le aziende affrontano la cybersecurity, ma rappresenta anche un nuovo terreno d’attacco. In Italia, l’82% delle imprese ha subito violazioni legate all’uso dell’IA negli ultimi 12 mesi.

Solo il 38% dei manager italiani, però, ritiene che il proprio personale comprenda appieno i rischi connessi a queste tecnologie.

Strategie di difesa poco integrate

Quasi quattro aziende italiane su dieci hanno subito danni a causa di infrastrutture di sicurezza disorganiche. Il 66% degli intervistati individua nelle minacce esterne — come hacker o gruppi sponsorizzati da governi — i principali pericoli, mentre solo il 34% teme le vulnerabilità interne. Un dato che sottolinea la necessità di strategie più coordinate e meno frammentate.

GenAI sotto osservazione: manca un controllo coordinato

Oltre il 60% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa approvati dall’azienda, ma l’uso non sempre è monitorato: l’80% dei responsabili IT non ha piena consapevolezza dell’interazione tra dipendenti e questi strumenti.

Il rischio maggiore? Le cosiddette “IA ombra”, soluzioni non autorizzate difficili da intercettare, segnalate dal 68% delle aziende come una minaccia concreta.

Mancano figure esperte

Nonostante quasi tutte le aziende intendano rinnovare le proprie infrastrutture digitali, solo una piccola parte (9%) destina più del 20% del budget IT alla sicurezza informatica.
Intanto, l’83% segnala una carenza di professionisti qualificati, con numerose posizioni vacanti difficili da coprire.

Una priorità su cui le imprese dovrebbero investire

Per colmare il divario tra minacce e difese, è indispensabile investire di più nella sicurezza, puntare sull’IA per individuare e contrastare gli attacchi e ridurre la complessità degli strumenti usati.
Solo così sarà possibile affrontare con efficacia le sfide digitali dei prossimi anni.

E-commerce, quali sono le nuove frontiere dei pagamenti digitali?

Il commercio elettronico italiano continua la sua evoluzione, con un’attenzione crescente verso l’esperienza d’acquisto e la flessibilità nelle transazioni. Secondo l’Osservatorio Siti E-commerce Italiani, realizzato da Netcomm in collaborazione con Cribis, il 16,6% delle aziende offre un solo metodo di pagamento, mentre l’83,4% ne prevede più di uno, evidenziando un trend in crescita rispetto al 2024.
Le imprese stanno adottando soluzioni sempre più diversificate per rispondere alle esigenze dei consumatori digitali.

Tra le aziende che offrono un unico metodo di pagamento, la scelta ricade su PayPal con il 46,8% delle preferenze, seguito dalle carte di credito (25,8%) e dal bonifico bancario (15,7%).
Per le realtà che propongono più opzioni, i metodi più diffusi rimangono la carta di credito, PayPal e il bonifico, a conferma della necessità di soluzioni affidabili e universalmente accettate.

Differenze tra piccole e grandi imprese

L’analisi evidenzia differenze significative tra le varie tipologie di aziende. PayPal è la scelta principale per micro, piccole e medie imprese, grazie alla sua semplicità e sicurezza nelle transazioni. Le grandi aziende, invece, si affidano maggiormente alle carte di credito, ritenute più adatte per gestire un volume elevato di operazioni.

Un aspetto interessante è la diffusione crescente di soluzioni di pagamento rateizzato come Klarna, che testimonia il crescente interesse per il modello “buy now, pay later” (BNPL). Questo sistema sta guadagnando popolarità tra i consumatori, permettendo acquisti più flessibili e facilitando le vendite per le aziende.

L’e-commerce tra digitalizzazione, innovazione e customer experience

Il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, sottolinea come l’e-commerce italiano stia consolidando il suo ruolo strategico nel processo di trasformazione digitale delle imprese. L’analisi dell’Osservatorio conferma un settore in evoluzione, con aziende che investono sempre di più in digitalizzazione, innovazione e customer experience.

Nonostante i progressi, ci sono ancora dei nodi da sciogliere, tra cui la necessità di rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy e l’integrazione tra i canali di vendita online e offline. Il futuro del commercio digitale sarà sempre più orientato a modelli omnicanale, con soluzioni che garantiscano un’esperienza d’acquisto fluida e personalizzata per i consumatori.
L’espansione delle opzioni di pagamento è un passo importante in questa direzione, e contribuisce a rendere l’e-commerce italiano più competitivo e accessibile su scala globale.

Contenuti digitali: nel 2024 la spesa dei consumatori cresce di 200 milioni

Non si ferma la spesa dei consumatori italiani per i contenuti digitali d’informazione e intrattenimento, che nel 2024 raggiunge 3,7 miliardi di euro, registrando un incremento di circa 200 milioni rispetto all’anno precedente.
Questo risultato positivo è stato trainato dall’aumento medio dei prezzi e dalla crescita del numero di abbonati. Parallelamente, anche il mercato pubblicitario ha mostrato segnali positivi, grazie all’evoluzione delle abitudini di fruizione e al ruolo sempre più centrale della Smart TV e dell’Audio Advertising, che hanno contribuito ad ampliare le quote di mercato.

Emerge dalla ricerca ‘Il settore dei contenuti digitali in Italia: spesa, consumo e trend innovativi nel 2024, a cura dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, con un’analisi dei comportamenti dei consumatori condotta da BVA Doxa. 

Smart TV,  l’ultima frontiera dell’intrattenimento domestico

Negli ultimi anni la Smart TV si è affermata come l’ultima frontiera dell’intrattenimento domestico, trasformando il modo in cui gli utenti accedono ai contenuti digitali, e diventando uno strumento essenziale per la fruizione di video, musica, giochi e informazione. Video intrattenimento e informazione restano le categorie più apprezzate, mentre il podcast mostra un buon potenziale di crescita.

Secondo l’indagine condotta da BVA Doxa, la Smart TV continua a diffondersi e viene comunemente utilizzata per accedere ai servizi online, con quasi 9 utenti su 10 che ne sfruttano le funzionalità connesse alla rete.

Leggera flessione nel consumo, “tengono” videogiochi ed eBook

Tuttavia, nonostante il ruolo crescente di questo strumento, si registra un calo generale nel consumo di contenuti digitali negli ultimi 12 mesi, a eccezione di videogiochi ed eBook, che mostrano una tenuta positiva.
Nonostante questa flessione, il 95% degli utenti ha fruito di almeno un contenuto digitale, con i video di intrattenimento e l’informazione che restano le categorie più apprezzate, seguite da audiolibri, eBook e podcast, che pur essendo meno diffusi mostrano un buon potenziale di crescita futura.

Guardando ai prossimi 12 mesi, la maggior parte dei consumatori italiani dichiara di voler mantenere invariato il tempo dedicato ai contenuti digitali, mentre tra coloro che prevedono una variazione, la tendenza prevalente è un aumento del consumo, con i podcast che raccolgono il più alto numero di utenti intenzionati a incrementarne la fruizione.

Diminuiscono gli utenti che fruiscono di contenuti a pagamento

Nel 2024 si è osservata una diminuzione degli utenti che fruiscono di contenuti a pagamento, con i video di intrattenimento on demand che si confermano la voce di spesa più comune.
Insieme a eBook e audiolibri, i video di intrattenimento on demand rappresentano le uniche categorie in cui la fruizione a pagamento è più frequente di quella gratuita.

Sebbene la maggioranza degli utenti intenda mantenere costante il proprio budget mensile, emerge comunque una tendenza generale a un leggero aumento della spesa per i contenuti digitali.

Intelligenza artificiale e cybersecurity: fondamentale per 2 aziende su 3

Lo conferma il nuovo report del Capgemini Research Institute, dal titolo ‘New defenses, new threats: what AI and Gen AI bring to cybersecurity’: l’Intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il panorama della sicurezza informatica, ed è ormai considerata una priorità nelle strategie di sicurezza da due terzi delle organizzazioni globali. 

Secondo i risultati del report, condotto su 1.000 aziende di 12 settori in 13 Paesi, la capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare rapidamente modelli di attacco consente di anticipare, rilevare e rispondere alle minacce in modo più efficace.
Al contempo, AI e soprattutto, AI generativa, introducono minacce sempre più complesse. Queste tecnologie non offrono infatti solo innovative opportunità di difesa.

Deepfake, l’altra faccia della medaglia

Infatti, l’ascesa delle tecnologie generative, con l’abilità nel generare contenuti sintetici altamente realistici, apre la strada a nuove problematiche. Quasi tutte le compagnie intervistate (97%) affermano di aver riscontrato violazioni o problemi di sicurezza legati all’uso della Gen AI nell’ultimo anno. Anche perché, i criminali informatici possono sfruttare questa tecnologia per creare attacchi più sofisticati e difficili da individuare, ampliando la superficie di attacco ed esponendo le debolezze dei sistemi informatici.

Oltre due aziende su cinque (43%) hanno infatti dichiarato di aver subito perdite finanziarie derivanti dall’uso di deepfake, falsi contenuti multimediali generati dai software di Intelligenza artificiale.

Mai sottovalutare i rischi legati a un uso improprio

Quasi tutte le compagnie intervistate hanno riscontrato problemi di sicurezza legati all’uso dell’AI generativa. Tra questi, le cosiddette ‘allucinazioni’, ossia risposte errate e fuorvianti, oppure la generazione di contenuti inappropriati e attacchi ‘prompt injection’, che mirano alle vulnerabilità dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, come quelli che alimentano chatbot e assistenti virtuali.
Non a caso, circa 6 organizzazioni su 10 ritengono di dover aumentare il budget destinato alla cybersecurity per rafforzare adeguatamente le proprie difese.

Il Capgemini Research Institute evidenzia anche i rischi legati all’uso improprio dell’AI e della Gen AI da parte dei dipendenti. Anche le inesperienze possono causare, magari indirettamente, violazioni dei dati e perdite finanziarie.

Preoccupano la fuga o la manipolazione di dati 

Cresce, inoltre, la preoccupazione per la manipolazione dei dati e la possibile fuga di informazioni attraverso gli archivi utilizzati per l’addestramento dei modelli di AI generativa.
Nonostante tutte queste nuove sfide, l’Intelligenza artificiale e la Gen AI sono ormai strumenti fondamentali e imprescindibili per la cybersecurity.

Le organizzazioni devono però adottare un approccio olistico alla sicurezza, riporta ANSAcom, investendo in tecnologie avanzate e in formazione dei dipendenti. Solo così si mitigano i rischi e si sfruttano pienamente i benefici offerti da queste potenti tecnologie.

Cybersecurity: +9% di investimenti nei prossimi due anni

In risposta alle crescenti perdite finanziarie causate dai cyberattacchi le aziende stanno pianificando l’aumento di investimenti nella sicurezza informatica. E prevedono di aumentare il budget destinato alla cybersecurety anche del 9%.
Per le large enterprise, il budget medio sarà 5,7 milioni di dollari, su un totale di 41,8 milioni di dollari destinati all’IT in generale, mentre le Pmi investiranno mediamente 200mila dollari su un budget IT di 1,6 milioni.

È la tendenza che emerge dall’annuale Kaspersky IT Security Economics Report, che analizza le variazioni nei budget, nelle violazioni e nelle sfide aziendali che interessano i responsabili della sicurezza IT.

Large enterprise: 12 attacchi costati 6,2 milioni di dollari nel 2024

Il principale fattore alla base di questo aumento nei budget aziendali è l’analisi delle perdite finanziarie causate dai cyberattacchi.
Nel 2024, le large enterprise hanno registrato in media 12 attacchi, e una spesa pari a 6,2 milioni di dollari per il ripristino, ovvero 1,1 volte il budget annuale destinato alla sicurezza informatica.

Nonostante dispongano di risorse maggiori e infrastrutture di sicurezza più avanzate, le dimensioni e la complessità rendono le large enterprise più vulnerabili a violazioni costose.
E sebbene siano meglio attrezzate per rilevare rapidamente gli incidenti, la gestione e la mitigazione completa richiedono molto tempo, evidenziando la difficoltà nel gestire ambienti IT complessi e distribuiti.

PMI: 16 incidenti e un esborso di 300mila dollari

Le Pmi, invece, hanno registrato una media di 16 incidenti nel corso dell’anno, con un costo di 300mila dollari per il ripristino, una cifra 1,5 volte superiore rispetto al budget complessivo per la sicurezza informatica.
Le Pmi sono quindi il gruppo più colpito in termini di impatto finanziario. Queste aziende, spesso prive di policy e procedure di sicurezza efficaci, sono particolarmente vulnerabili agli incidenti che coinvolgono i dipendenti, configurazioni sbagliate del cloud pubblico e autorizzazioni di livello superiore.

Nel corso dell’anno, in Italia è stata registrata una media di 16 incidenti, che hanno coinvolto le aziende di tutte le dimensioni, con una spesa pari a 2,1 milioni di dollari. Si prevede un investimento in cybersecurity pari a circa 1 milione di dollari su 9,1 milioni di dollari destinati all’IT.

I perché dell’aumento di spesa

“Questi dati confermano l’attuale tendenza all’aumento della spesa per la cybersecurity in tutti i settori – afferma Veniamin Levtsov, Vice President del Center of Corporate Business Expertise di Kaspersky -. Questa crescita è guidata da almeno tre fattori chiave. Innanzitutto, la crescente complessità delle minacce informatiche, che obbliga le aziende ad adottare soluzioni sempre più avanzate per rilevare gli attacchi e automatizzare le risposte. In secondo luogo, le sempre maggiori preoccupazioni governative sulla sovranità digitale, che portano all’introduzione di nuove normative, e di conseguenza, a un aumento delle spese. Infine, il terzo fattore che influenza la crescita dei budget e l’aumento dei costi di cybersecurity è il costante incremento delle aspettative retributive per i professionisti di settore”.

In che modo l’AI semplifica la vita quotidiana degli europei?

L’Intelligenza artificiale sta progressivamente entrando nelle case degli europei: oltre la metà (53%) desidera utilizzare l’AI per migliorare la qualità della vita, in particolare, faccende domestiche e intrattenimento.
Tuttavia, emerge un divario tra desiderio e realtà: solo il 15% sa sfruttarne pienamente i benefici nella vita di tutti i giorni. Una discrepanza accompagnata da un senso di esclusione dal dibattito sull’AI (38%).

A livello di comprensione e utilizzo, i polacchi si dimostrano i più ‘sicuri’ (23%), mentre britannici (11%) e italiani (14%) tra i meno preparati.
Emerge dallo studio di Samsung, ‘Vita intelligente: come l’AI sta migliorando le esperienze quotidiane’, condotto in 10 Paesi europei.

Un aiuto in cucina, un’alleata nel tempo libero

Oltre alla connettività tra dispositivi (42%) e la gestione smart della casa (24%), cresce l’interesse per funzioni che semplifichino le faccende domestiche, come pulizia degli elettrodomestici (28%), lavaggio delle stoviglie (25%) e gestione dei consumi energetici (21%). Non manca l’interesse per soluzioni in ambito culinario, con il 23% favorevole a funzioni che supportino la creazione di ricette e la gestione della spesa.

Ma l’AI si estende anche al tempo libero e al benessere. Il 66% degli europei desidera più tempo per dedicarsi alle proprie passioni e il 41% crede che l’Intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare esperienze di viaggio, gaming e intrattenimento.
Tra le funzioni più apprezzate, la traduzione in tempo reale (23%), l’ottimizzazione della definizione dell’immagine (27%) e la regolazione del suono (27%).

Salute, prevenzione, dieta, gestione del sonno

Anche la salute è un ambito di crescente interesse: il 50% degli intervistati vorrebbe utilizzare l’AI per la prevenzione, con un focus su piani dietetici personalizzati (32%), allenamenti personalizzati (24%), consigli di stile di vita (34%) e monitoraggio del sonno (31%). Permane, però, un certo scetticismo sull’utilizzo di dispositivi di monitoraggio della salute basati sull’AI (17%).

La fiducia è un elemento cruciale per la diffusione della nuova tecnologia: il 37% degli intervistati richiede aggiornamenti costanti sulla sicurezza dei dispositivi, il 34% auspica un monitoraggio attivo delle minacce informatiche e il 27% considera la protezione dei dati come la caratteristica più importante dell’AI.

L’integrazione con la tecnologia deve essere etica

“Il futuro dell’AI è da leggere come un’integrazione senza soluzione di continuità nella nostra vita di tutti i giorni, non solo a casa, ma anche negli ambienti urbani – sottolinea Chris Brauer, chief innovation officer di Symmetry -. Più andiamo avanti e più le considerazioni etiche sono centrali per garantire che l’AI non solo faccia progredire l’equità sociale, ma contribuisca anche a costruire ambienti più smart e sostenibili. Tutto il nostro settore dovrebbe ascoltare i consumatori, porre l’accento sulla sicurezza, sull’inclusività e sui vantaggi pratici, in modo che l’AI possa diventare un vero e proprio catalizzatore del cambiamento globale”, riferisce Adnkronos.

Consumi: è allarme illegalità, mercato dell’elettronica in flessione

In Italia, il settore Tech&Durables ha chiuso il 2023 con una flessione del fatturato del -6,4%, per un giro d’affari complessivo di 16 miliardi di euro.
Il trend è leggermente più negativo se si analizzano i volumi venduti, dove il calo è stato del -7,3% rispetto al 2022. 

Emerge dall’Aggiornamento 2024 del Rapporto della Federazione Optime – Osservatorio per la Tutela del Mercato dell’Elettronica in Italia, presentato alla Camera dei Deputati: le preoccupazioni legate all’inflazione e alle incertezze economiche pesano ancora sulle scelte dei consumatori europei. E in questo panorama frammentato il Social Commerce, l’attività di vendita tramite sociali network, offre molti spazi di manovra a operatori senza scrupoli.

Prezzi troppo bassi per essere “giusti”

Nonostante le difficoltà economiche di molte famiglie, i prodotti di elettronica, soprattutto TV e smartphone, restano in cima ai desideri degli italiani. È quindi caccia all’affare incredibile, il prezzo pazzo, un terreno fertile per gli influencer, moderni imbonitori che si propongono come risposta ‘popolare’ alle grandi imprese.

Non è stato possibile per Optime verificare la natura di queste capacità commerciali, ma è impossibile che imprese locali di piccole dimensioni possano avere da parte dei propri fornitori prezzi all’ingrosso anche del 30% più favorevoli rispetto a realtà a dimensione nazionale e internazionale.

Le piattaforme devono selezionare meglio i partner commerciali 

L’Osservatorio Optime richiama le principali piattaforme di intermediazione online a una più attenta selezione dei partner commerciali, al contempo, rileva come il settore italiano dell’Elettronica abbia innalzato e portato agli standard europei il livello di conformità alle norme che disciplinano il settore.

Ad esempio, è ormai perfetta la gestione degli oneri di consegna ed esposizione concernenti le Etichette Energetiche. Un argomento su cui APPLiA Italia Confindustria ha dedicato un grande impegno. E su cui si sta lavorando a livello europeo, di concerto con la Commissione Ue, per un ampliamento dei contenuti e la considerazione di altri parametri di sostenibilità dei prodotti.

Promozioni: arriva la nuova normativa europea

Anche la nuova normativa europea in tema di Promozioni, entrata in vigore nel mese di luglio 2023, ha avuto una applicazione immediata ed è sostanzialmente esente da problemi in ordine ai cosiddetti annunci di riduzione di prezzo.

Grazie a questa direttiva, e alla sua ricezione in Italia, oggi i consumatori possono comprendere con maggiore chiarezza quanto il prodotto acquistato sia stato scontato rispetto al prezzo più basso praticato nei trenta giorni precedenti, o se i due prezzi mostrati siano una comparazione tra prezzo consigliato e prezzo attuale.