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La salute inizia dal carrello: i claim legati al benessere trainano le vendite

L’offerta dei prodotti alimentari centrata sul benessere rappresenta una parte sempre più significativa dell’assortimento alimentare della GDO, e incide in modo importante sulla spesa degli italiani. Si tratta di un’offerta divisa tra prodotti ‘free from’, con minore presenza o privi di alcune sostanze nutritive, ‘rich-in’, ricchi o arricchiti di specifici nutrienti, e alimenti per allergici/intolleranti.

Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, nel 2023 i claim ‘salutistici’ hanno generato l’83,1% del giro d’affari di supermercati e ipermercati. Con le 14.100 referenze del ‘free from’ che hanno incassato oltre 8,1 miliardi di euro, +9,7% rispetto al 2022.

Free from: 16 sfumature del “senza”

Tra i claim riferiti alla minore presenza o all’assoluta assenza di un nutriente, registrano le performance migliori quelli relativi a grassi e zuccheri. L’indicazione ‘pochi grassi’ accomuna 3.118 prodotti che hanno aumentato le vendite (+0,4% a volume, +11,5% a valore), soprattutto yogurt greco colato, skyr, biscotti tradizionali, tacchino e latte Uht.

I 679 prodotti ‘senza grassi idrogenati’ hanno invece registrato +1,7% a volume e +15,2% a valore grazie a biscotti salutistici/tradizionali, pasticceria, torte pronte, margarina.

In espansione anche le vendite dei 2.950 prodotti con ‘pochi zuccheri’, in particolare, confetture e spalmabili base frutta, frutta conservata, biscotti tradizionali, bevande base frutta (+1,9% volume, +18,3% valore, 1,4 miliardi), mentre i 1.754 prodotti ‘senza zuccheri aggiunti’ hanno ottenuto oltre 791 milioni di euro (+5,4% volume, +18,5% valore).

Rich-in: 12 declinazioni dei prodotti arricchiti

Quanto al mondo del rich-in, nel 2023 l’Osservatorio ha rilevato 12 claim presenti su 10.825 prodotti, che hanno superato 5 miliardi di euro di sell-out (+10,0%).

A eccezione di ‘iodio’, tutti i claim hanno aumentato il giro d’affari, ma ad aver accresciuto i volumi venduti sono stati ‘fermenti lattici’ (+0,3%) e ‘proteine’ (+1,2%), evidenziate su 3.365 prodotti che generano il maggior giro d’affari (1,88 miliardi di euro) e il maggior tasso di crescita annua a valore (+12,8%).
A guidare la crescita dei prodotti proteici sono stati latte fresco e Uht, formaggi grana e simili, basi e alimenti per sportivi.

Intolleranze alimentari: dal gluten free al “senza lattosio”

Nel 2023 il mondo dei prodotti destinati a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari è rimasto significativo, ma ha sofferto il peso dell’inflazione. L’Osservatorio ha monitorato sei claim individuandoli su 10.991 prodotti, che hanno superato 4,7 miliardi di euro di vendite (+6,2%), ma che hanno perso -3,9% dei volumi.
A dominare resta il claim ‘senza glutine’, con 8.581 prodotti e 3,2 miliardi di euro di vendite (+5,2%), ma con volumi calati di -4,4%.

Tra i claim che hanno retto meglio alle criticità, ‘senza lattosio’ (-1,3% volumi) che ha aumentato il giro d’affari (+8,9%) superando 1,9 miliardi di euro.
La sorpresa del 2023 però è il ‘senza uova’, ancora minoritario (160 prodotti, 27 milioni di euro di sell-out), ma in crescita sia a valore (+12,8%) sia a volume (+3,6%), in particolare nel mondo della pasta e dei biscotti salutistici.

Milano tra le migliori destinazioni workation del 2024

Anche nel 2024, Milano si conferma come una delle mete migliori al mondo per il “workation”, un termine che descrive la pratica di combinare lavoro e tempo libero, prolungando così le vacanze. Questo dato emerge dal secondo Barometro annuale “Work from Anywhere” (WFA) dell’International Workplace Group, realtà mondiale nella gestione di spazi di lavoro flessibili e ibridi.

I criteri di valutazione del Barometro

Il gruppo, che gestisce oltre 4.000 sedi in più di 120 paesi, ha selezionato 30 città leader per le “workation” e le ha valutate in base a 10 criteri chiave. Tra questi, spiccano il clima, la cultura, la qualità degli alloggi, i trasporti, la gastronomia, la felicità dei residenti, la velocità della banda larga, la sostenibilità e la disponibilità di spazi di lavoro flessibili.

Ogni città ha ricevuto un punteggio da 1 a 10 in ciascuna categoria, e Milano è entrata nella top 10 globale.

Budapest in vetta alla classifica

In cima alla classifica delle destinazioni preferite per il 2024 troviamo Budapest, che ha ottenuto un punteggio complessivo di 75 su 100. La capitale ungherese si distingue per i bassi costi dei trasporti e degli alloggi, un’ottima velocità della banda larga e la disponibilità di spazi di lavoro flessibili. Situata nel cuore dell’Europa centrale e famosa per la sua architettura storica, Budapest offre un ambiente ideale per i nomadi digitali grazie anche ai suoi numerosi musei, gallerie d’arte e spazi verdi.

Barcellona e Rio de Janeiro: secondo posto parimerito

Barcellona, che nel 2023 occupava la prima posizione, si trova ora al secondo posto con un punteggio di 73,5 su 100. La città catalana rimane una meta ambita per il clima soleggiato, l’architettura unica e l’atmosfera cosmopolita. Il visto per nomadi digitali offerto dalla Spagna e l’efficiente infrastruttura di trasporti mantengono alta la sua attrattiva.

Anche Rio de Janeiro, che condivide il secondo posto, ha scalato la classifica grazie a eccellenti valutazioni su alloggi, cibo, trasporti e banda larga. La città brasiliana offre un mix di spiagge, vita notturna e attività all’aperto, risultando ideale per chi desidera combinare lavoro e svago.

Le città emergenti del 2024

Tra le nuove città emergenti, il Barometro segnala Austin, Podgorica, Marrakech e La Valletta. Austin, in Texas, è riconosciuta come “capitale mondiale della musica dal vivo” e offre un ambiente tecnologico dinamico. Podgorica, in Montenegro, attrae per la sua tranquillità e convenienza, mentre Marrakech affascina per la sua combinazione di tradizione e modernità. La Valletta, capitale di Malta, è apprezzata per la sua architettura storica e il clima mite.

Una tendenza in crescita

La “workation” è ormai una tendenza consolidata, con l’84% dei lavoratori ibridi che ha già esteso o prenderebbe in considerazione di estendere una vacanza per lavorare da remoto. Con l’espansione del lavoro ibrido, sempre più aziende adotteranno politiche WFA (Work From Anywhere) per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei dipendenti.

Istat, a luglio il clima di fiducia di imprese e cittadini è contrastato

A luglio si registrano segnali contrastanti provenienti dal clima di opinione degli operatori economici: l’indice del clima di fiducia dei consumatori è stimato in aumento da 98,3 a 98,9, mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 94,5 a 94,2. Lo rende noto l’Istat.

Sale la fiducia dei consumatori… 

Secondo l’Istat, per i consumatori si evidenzia un diffuso miglioramento delle valutazioni sulla situazione economica generale e, soprattutto, su quella personale. Il clima economico aumenta da 105,3 a 105,6 e il clima personale cresce da 95,8 a 96,5. Anche le opinioni sulla situazione futura sono improntate all’ottimismo, mentre i giudizi sulla situazione corrente sono più cauti (il clima futuro passa da 98,7 a 99,4 e il clima corrente sale da 98,1 a 98,5).

… ma cala quella delle imprese  

Per quanto riguarda le imprese, l’indice di fiducia diminuisce nelle costruzioni e nei servizi di mercato, mentre dalla manifattura e dal commercio al dettaglio provengono segnali positivi. In particolare, la fiducia peggiora nelle costruzioni e, soprattutto, nei servizi (l’indice scende, rispettivamente, da 104,5 a 103,6 e da 97,1 a 95,9) mentre nella manifattura e nel commercio si stima un aumento dell’indicatore (da 86,9 a 87,6 e da 102,2 a 102,6).

Come si compone l’analisi dell’indice di fiducia 

Nella manifattura, i giudizi sugli ordini migliorano in presenza di un lieve accumulo di scorte; le attese di produzione registrano un incremento marginale. Nelle costruzioni tutte le variabili riportano un’evoluzione negativa. Nel settore dei servizi si evidenzia un peggioramento dei giudizi sull’andamento dell’attività mentre le valutazioni sugli ordini migliorano e le relative attese rimangono stabili. Il peggioramento della fiducia è influenzato da opinioni negative nel settore del turismo e in quello dell’informazione e comunicazione.

Commercio, distribuzione e costruzioni  

Nel commercio al dettaglio, l’aumento della fiducia è trainato sostanzialmente dai giudizi positivi sulle vendite e dalle scorte di magazzino giudicate in decumulo; le attese sulle vendite diminuiscono. A livello di circuito distributivo, l’indice aumenta solo nella distribuzione tradizionale (da 108,1 a 109,4) mentre nella grande distribuzione si registra un calo (da 100,0 a 99,4).

Nelle costruzioni, in base alle attese sugli ordini e ai mesi di attività assicurata dichiarati dagli imprenditori, si prospetta una tenuta dell’attività del comparto. L’Istat commenta che a luglio 2024, il clima di fiducia delle imprese diminuisce per il quarto mese consecutivo, posizionandosi al di sotto della media degli ultimi 12 mesi (luglio 2023 – giugno 2024). La diminuzione dell’indice è dovuta al peggioramento registrato nelle costruzioni e, soprattutto, nei servizi di mercato.

Cresce l’ottimismo dei cittadini 

L’indice di fiducia dei consumatori continua a crescere, senza interruzioni, dallo scorso maggio, raggiungendo il valore più elevato da febbraio 2022. La maggior parte delle variabili che compongono il clima di fiducia migliorano, ad eccezione delle attese sulla disoccupazione, stimate in aumento, nonché delle opinioni sull’opportunità di risparmiare e di quelle sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli, il cui saldo diminuisce.

La vacanza perfetta? In Italia, d’estate e con pagamenti digitali

Secondo il Visa Travellers Survey 2024, il 77% degli italiani ha intenzione di trascorrere le vacanze in Italia nei prossimi 12 mesi. Il 49% dei vacanzieri sceglierà un’altra località europea, mentre il 22% si recherà fuori dall’Europa. Tra le destinazioni preferite in Europa spiccano la Spagna (32%) e la Francia (21%). Per chi decide di avventurarsi fuori dal continente, l’America, e in particolare gli Stati Uniti, è la meta prediletta dal 55% degli intervistati. Per quanto riguarda l’Asia, il Giappone è il paese più gettonato. 

Quando e perchè si vuole partire

I mesi estivi di luglio e agosto sono i periodi più gettonati per le partenze. Le motivazioni che spingono gli italiani a viaggiare includono l’offerta culturale (40%), con molti che desiderano visitare città iconiche, e il mare, che attira il 38% dei viaggiatori. Gli interessi culturali rappresentano una forte spinta per il 38% degli intervistati.

Pagamenti digitali, ottimi compagni di viaggio

I pagamenti digitali accompagneranno gli italiani durante le vacanze, con una preferenza per carte di credito/debito e strumenti di mobile payment. Il 37% degli intervistati ha dichiarato di voler utilizzare una singola carta di pagamento. Questo trend si conferma sia per le vacanze in Italia sia per quelle all’estero.

Bea Larregle, Regional Managing Director Visa Southern Europe, sottolinea l’importanza dei pagamenti digitali nello sviluppo del turismo. Questi metodi di pagamento sono richiesti per la loro velocità, sicurezza e convenienza, spingendo governi, imprese e istituzioni finanziarie a digitalizzare le infrastrutture e i servizi offerti.

Il budget è in linea con l’anno precedente 

La maggior parte degli italiani (61%) ha pianificato un budget di spesa simile a quello dell’anno precedente. In media, i turisti italiani stanzieranno un budget per 2 persone, con una spesa di 1.418 euro a persona. Le destinazioni europee e extraeuropee richiedono budget più alti, rispettivamente 1.323 euro e 2.719 euro, rispetto ai viaggi in Italia (1.053 euro). Inoltre, il 51% degli italiani prevede di finanziare una parte della vacanza tramite carte di credito (54%) o linee di credito bancarie (27%).

Più pagamenti digitali e più sostenibilità

Il 60% degli italiani prevede di utilizzare i pagamenti digitali più che in passato, con il 39% che intende usarli maggiormente all’estero. La comodità (69%), la sicurezza (47%) e la velocità delle transazioni (44%) sono i principali motivi per cui i pagamenti digitali sono preferiti. Gli acquisti più frequenti con carte includono trasporti, alloggi, shopping e ristorazione.

La sostenibilità è un aspetto sempre più importante per i turisti italiani. Il 46% degli intervistati è disposto a pagare fino al 5% in più per beni e servizi eco-sostenibili. Oltre l’80% considera importanti le opzioni di trasporto green e le piattaforme che suggeriscono alloggi, servizi di ristorazione e attività eco-friendly, sia in Italia che all’estero.

Conclusione

Il Visa Travellers Survey 2024 mostra un crescente interesse degli italiani per le vacanze nazionali, l’adozione di pagamenti digitali e l’attenzione alla sostenibilità. Con l’evoluzione delle abitudini di viaggio, le infrastrutture e i servizi turistici dovranno adeguarsi per soddisfare queste nuove esigenze.

Lavoro e burnout: perché il modello ibrido fa bene alla salute dei dipendenti?

Il 72% dei lavoratori ha avuto episodi di burnout sul posto di lavoro prima di passare a un modello ibrido, e complessivamente, oltre due terzi (68%) hanno dichiarato che con il passaggio alla modalità di lavoro flessibile la loro salute fisica è migliorata.

Il burnout, la sindrome derivante dallo stress cronico sul posto di lavoro, si combatte con la flessibilità. Lo dimostrano i dati di uno studio condotto da International Workplace Group (Iwg) su oltre 1.000 lavoratori ibridi.
Con la ripartizione del tempo tra ufficio, spazi di coworking flessibili locali e la propria abitazione, il 75% degli intervistati ha infatti riportato una drastica riduzione dei sintomi da burnout.

Tornare in ufficio 5 giorni a settimana? Mai più!

Secondo lo studio, l’aumento del tempo libero ha portato a un migliore work-life balance (86%), a fare più esercizio fisico (54%), alla preparazione di pasti più salutari (58%) e a una migliore qualità del sonno (68%), fattori che contribuiscono a ridurre il rischio di burnout. 

I lavoratori hanno anche riferito di sentirsi meno esausti (79%), meno stressati (78%) e meno ansiosi (72%), con un’ampia maggioranza (86%) che ha affermato di affrontare meglio le giornate grazie al lavoro flessibile.
Considerato l’impatto positivo di questo modello sulla salute mentale e fisica dei dipendenti, non sorprende che per tre quarti degli intervistati (76%) il ritorno in ufficio cinque giorni a settimana influirebbe negativamente sul loro benessere.

L’ impatto è positivo anche su produttività e motivazione

Il 74% dei lavoratori ha dichiarato di essere più produttivo quando lavora in modo ibrido, e altrettanti (76%) hanno riferito di sentirsi più motivati. L’85% dei dipendenti ha inoltre affermato che il lavoro ibrido ha effettivamente migliorato la propria soddisfazione lavorativa.

Le opinioni degli HR leader confermano questi dati: per l’86% il lavoro ibrido è uno dei benefit più richiesti e aumenta la produttività dei dipendenti (85%).

Benefici per lavoratori e aziende, nessun effetto collaterale

Ulteriore conferma arriva dalla ricerca condotta dalla Banca d’Inghilterra, dalla Stanford University, dal King’s College di Londra e l’Università di Nottingham, riporta Adnkronos, che ha rilevato come per ogni giorno lavorato in modo ibrido la produttività dell’azienda aumenta di circa 19 mila dollari.

“Il passaggio globale al lavoro ibrido porta non solo forti vantaggi finanziari e di produttività alle aziende e il miglioramento dell’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti, ma anche significativi benefici per la salute fisica e mentale – commenta Mark Dixon, ceo di Iwg -. Le aziende devono tenere presente che offrendo la possibilità di lavorare in modo flessibile non solo avranno dipendenti più felici e in salute, ma anche più produttivi e motivati”.

Qual è l’Italia che piace agli americani? Quella da mangiare e… da bere

L’appeal turistico dell’Italia è composto soprattutto… dal gusto. Specie per gli ospiti statunitensi. Il 90% dei turisti americani indica infatti il cibo e il vino tricolori come il motivo principale per scegliere l’Italia come destinazione delle proprie vacanze. Questo dato emerge da un’indagine condotta da Coldiretti e dalla piattaforma specializzata I Love Italian Food (Ilif), un’associazione no profit che si dedica a promuovere e difendere la vera cultura enogastronomica italiana nel mondo.

L’indagine è stata realizzata su un campione di oltre mille cittadini statunitensi che hanno visitato il nostro Paese e diffusa al Summer Fancy Food 2024, il principale evento fieristico nordamericano dedicato alle specialità alimentari, tenutosi a New York City presso il Javits Center, dove Coldiretti era presente insieme a Campagna Amica e Filiera Italia in collaborazione con Ice.

Cibo e vino i motivi del viaggio, più dell’arte e della cultura

Alla richiesta di indicare i tre motivi principali per scegliere una vacanza in Italia, cibo e vino hanno ottenuto il 90% delle preferenze, superando nettamente arte e cultura (77%) e storia e archeologia (65%), che precedono le bellezze naturali (61%). Al quinto posto si trovano le visite a parenti e amici (55%), secondo l’indagine Coldiretti/Ilif.

Tra le esperienze enogastronomiche più apprezzate ci sono gli assaggi dei piatti tipici delle varie regioni, seguiti dalle visite ai mercati contadini locali, degustazioni guidate di cibo e vino, lezioni di cucina italiana e pasti nei ristoranti “stellati”.

Gli Americani investono in qualità

L’indagine conferma che i turisti americani hanno un budget elevato e prestano particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione, alla quale destinano una parte significativa della spesa durante la vacanza.

La presenza dei turisti americani è quindi sempre più importante per la bilancia turistica nazionale, con il numero dei visitatori che negli ultimi venti anni è più che triplicato, superando nel 2023 i 4 milioni di arrivi, vicini ai livelli pre-pandemia. Secondo l’analisi Coldiretti su dati della Banca d’Italia, questa crescita ha generato una spesa di quasi 6,5 miliardi di euro.

Souvenir golosi da portare negli States 

I souvenir enogastronomici sono decisamente popolari, con il 77% degli intervistati che afferma di aver riportato negli Stati Uniti almeno un ricordo culinario dall’Italia. L’incontro con la cucina italiana e i prodotti della Dieta Mediterranea ha effetti duraturi: il 32% dei turisti americani dichiara di aver modificato significativamente le proprie abitudini alimentari dopo il viaggio in Italia, e il 6% di averle completamente cambiate.

L’olio extravergine d’oliva è in cima alla lista dei prodotti della Dieta Mediterranea più consumati, seguito da frutta e verdura, pesce, pasta e vino rosso.

Climate change: colpa del comportamento umano, ma le istituzioni non fanno abbastanza

È quanto ha rilevato WIN – Worldwide Independent Network, l’associazione mondiale indipendente di ricerca di mercato e sondaggi:  Il 41% dei cittadini a livello globale ritiene il comportamento umano il principale responsabile del riscaldamento globale. E le donne (44%) sono più propense degli uomini (37%) a sostenere questa opinione. Gli italiani, in particolare, attribuiscono la principale causa del riscaldamento globale all’industria e al mondo produttivo. Ma secondo i nostri concittadini governo e istituzioni potrebbero fare di più per contrastare il fenomeno.

Lo studio annuale di WIN sul Climate Change, svolto in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente dello scorso 5 giugno, ha coinvolto circa 34 mila persone in 39 paesi. 

Che ruolo assume il governo in questo contesto?

Dal focus sull’Italia della ricerca, realizzato in collaborazione con BVA Doxa, emerge che poco più di un terzo degli italiani ritiene che le istituzioni preposte stiano attuando misure utili per l’ambiente. Ma solo il 5% si dichiara molto d’accordo che i governi stiano facendo abbastanza.

Non la pensa così il 60% degli intervistati italiani, per i quali i governi non stanno facendo abbastanza.
A livello globale, però, la fiducia negli organismi governativi che intraprendono azioni necessarie per la tutela dell’ambiente è salita dal 39% nel 2023 al 44% nel 2024, con gli uomini (46%) più fiduciosi delle donne (41%).

Quali comportamenti e azioni individuali sono più efficaci per combattere il fenomeno?

Tornando ai dati italiani, il 30% degli intervistati pensa che i comportamenti delle persone rappresentino una causa significativa del cambiamento climatico.
Il 74% conferma la sua disponibilità ad adottare comportamenti di riciclo e riutilizzo, mentre altre azioni includono la rinuncia alla fast fashion (31%), la riduzione dell’uso dell’auto (24%), l’acquisto di prodotti bio (20%) e la riduzione dei viaggi aerei (18%).

A livello globale, il 64% delle persone preferisce il riciclaggio come best practice da adottare per contrastare il fenomeno, e il 29% rinuncia all’acquisto di prodotti di fast fashion.

È una sfida globale che si vince solo con un approccio mirato e diversificato

Se le opinioni e le azioni a contrasto del cambiamento climatico variano ampiamente tra gli intervistati dei diversi Paesi, evidenziando la necessità di approcci diversificati e mirati per affrontare questa sfida globale, dalla ricerca emerge però chiaramente una richiesta forte e pressante da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

In particolare, i cittadini chiedono politiche più efficaci, investimenti in energie rinnovabili, incentivi per comportamenti sostenibili e una maggiore trasparenza sulle azioni intraprese.
Insomma, è arrivato il momento di agire con decisione per la salvaguardia dell’ambiente.

Le Pmi e la sfida della Twin transition

Nell’ultimo anno il 33% delle Pmi italiane ha aumentato gli investimenti diretti per la trasformazione digitale, a fronte del 4% che li ha ridotti. Le Pmi operano, tuttavia, in uno scenario eterogeneo a livello di connettività, anche nel caso di territori storicamente a vocazione industriale.

Il 57% delle Pmi impiega però strumenti digitali che consentono di perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale. La transizione verde è infatti strettamente legata a quella digitale, tanto che si parla di Twin transition.
È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) e l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI della School of Management del Politecnico di Milano.

Investimenti per la transizione digitale

I dati raccolti nel 2024 mostrano che il 65% delle Pmi ha usufruito di strumenti agevolativi pubblici per finanziare la propria transizione digitale, soprattutto per il supporto all’acquisto di beni strumentali (65%), lo sviluppo di competenze per la transizione digitale (36%) e l’acquisto di beni immateriali (25%).

Tuttavia, anche il ricorso a investimenti privati costituisce una fonte importante. L’utilizzo della cassa e delle disponibilità liquide rimane il principale canale (82%), seguono il ricorso a linee di debito bancario (33%), e il ricorso a prestiti garantiti e/o intermediati da enti pubblici (20%), come il Fondo di Garanzia PMI.
Risulta ancora di nicchia l’utilizzo di mezzi di finanziamento in equity o di strumenti innovativi (minibond, crowdsourcing).

La transizione verde

La transizione verde rappresenta un’opportunità per migliorare l’impatto ambientale delle tecnologie digitali. Al tempo stesso, le tecnologie digitali possono costituire un fattore abilitante per la transizione verde. Ad esempio, fornendo alle imprese strumenti per monitorare i consumi energetici o tracciare le materie prime.

Il 76% delle Pmi riconosce la transizione verde come un obiettivo prioritario, ma soprattutto per il miglioramento della reputazione aziendale, l’incremento dell’efficienza operativa e la necessità di rispondere a obblighi normativi e/o contrattuali con i propri clienti.
Secondo il 65% delle Pmi, la transizione verde dovrebbe essere supportata da più programmi di finanza pubblica, in modo da rendere più veloce il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale.

“Promuovere la diffusione di una vera e propria cultura dell’innovazione?

“Affinché le Pmi possano compiere con successo il passaggio al nuovo paradigma abilitato dalla Twin transition è fondamentale, da una parte, continuare a investire nelle competenze degli addetti e del management, e dall’altra, poter contare su un’infrastruttura di connettività adeguata alle proprie esigenze e normative in grado di offrire opportunità di investimento – commenta Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio -. Tutte le parti in causa, dai fornitori tecnologici agli intermediari finanziari, dalle associazioni di categoria alle startup fino alla PA e ai professionisti devono aiutare le Pmi a navigare la complessità, favorire l’innesco di processi di contaminazione, promuovere la diffusione di know-how specialistico e di una vera e propria cultura dell’innovazione”.

Caffè: perchè la tazzina Made in Italy mette tutti d’accordo?

Con un giro d’affari di 2,259 miliardi di euro (+6,8% sul 2022) il caffè è tra i prodotti agroalimentari italiani più esportati nel 2023. Considerato da sempre un simbolo del Made in Italy nel mondo, è tra le poche le cose che mettono d’accordo gli italiani. La quasi totalità degli abitanti del Belpaese conferma il legame indissolubile con questa bevanda. Oltre a essere considerato una ‘sveglia’ (91%), il caffè è anche un momento d’incontro (92%), e un gesto d’amore rivolto alle persone a cui si offre (91%). Non meno importante è il concetto di tradizione a cui rimanda (92%) e la precisa gestualità della preparazione (91%) e del gustarlo (90%).

Emerge dall’indagine realizzata da AstraRicerche per Consorzio Promozione Caffè (‘Se è italiano… si sente! – Gli Italiani e il Caffè’). Uno degli aspetti che gli italiani apprezzano di più è infatti la ritualità di un’abitudine che scandisce i momenti della giornata (92%).

Un mix straordinario di tradizione e creatività

Soprattutto per chi ha tra 25 e 34 anni (95%) il caffè scandisce anche le occasioni di convivialità, e ne apprezzano la varietà offerta in termini di miscele e tipologie (91%i).
E se la qualità del caffè è ben rappresentata da marchi famosi (92%) e piccole torrefazioni (87%), la celebre bevanda è considerata un mix straordinario di tradizione e creatività (91%) che rappresenta il ‘saper fare italiano’ (89%).

Inoltre, gli italiani, amano trovarlo all’estero mentre viaggiano (89%) e sono convinti di poterlo riconoscere anche a occhi chiusi (81%).
Soprattutto, pensano che contribuisca a creare un’immagine positiva dell’Italia nel mondo (89%) e a esportare il nostro modo di intendere il caffè (83%). Ma qual è il simbolo del caffè italiano per gli stranieri? Non c’è dubbio, l’espresso (61%) e quello della moka (22%).

Un’esperienza che coinvolge i cinque sensi

Per gli italiani bere un caffè è un’esperienza capace di coinvolgere tutti e cinque i sensi (70%). Anzi, è un vero e proprio viaggio sensoriale del coffee lover, che segue tappe molto precise e inizia con l’olfatto.

L’aspetto più apprezzato, infatti, è il profumo del caffè appena fatto (91%), della miscela o dei chicchi appena tostati (88%). Arriva quindi il gusto, inteso come sapore (89%) e calore (84%), apprezzato anche a livello tattile (81%), seguito dall’udito, con il borbottio della moka (84%) che supera il suono della macchina del bar (68%).
Ultima tappa, la vista, in particolare quando si tratta di giudicare l’aspetto finale del caffè e dei suoi ‘fratelli’, come cappuccino o caffè macchiato (83%).

Con la moka o al bar è comunque un rito

Fondamentale è la cura nella presentazione (82%), e non meno importanti, la precisione nel dosarlo e l’attesa nel vederlo salire nella moka o scendere dalla macchina del bar (78%).

A circa 7 italiani su 10, inoltre, piace macinarlo personalmente e apprezzano l’attenzione di alcuni baristi nello scaldare la tazzina, oppure la velocità della macchina a capsule o cialde.
Ma esistono anche modalità più di nicchia di consumarlo: con la cuccuma napoletana, il caffè turco non filtrato o l’alambicco di vetro.

Consumi: è allarme illegalità, mercato dell’elettronica in flessione

In Italia, il settore Tech&Durables ha chiuso il 2023 con una flessione del fatturato del -6,4%, per un giro d’affari complessivo di 16 miliardi di euro.
Il trend è leggermente più negativo se si analizzano i volumi venduti, dove il calo è stato del -7,3% rispetto al 2022. 

Emerge dall’Aggiornamento 2024 del Rapporto della Federazione Optime – Osservatorio per la Tutela del Mercato dell’Elettronica in Italia, presentato alla Camera dei Deputati: le preoccupazioni legate all’inflazione e alle incertezze economiche pesano ancora sulle scelte dei consumatori europei. E in questo panorama frammentato il Social Commerce, l’attività di vendita tramite sociali network, offre molti spazi di manovra a operatori senza scrupoli.

Prezzi troppo bassi per essere “giusti”

Nonostante le difficoltà economiche di molte famiglie, i prodotti di elettronica, soprattutto TV e smartphone, restano in cima ai desideri degli italiani. È quindi caccia all’affare incredibile, il prezzo pazzo, un terreno fertile per gli influencer, moderni imbonitori che si propongono come risposta ‘popolare’ alle grandi imprese.

Non è stato possibile per Optime verificare la natura di queste capacità commerciali, ma è impossibile che imprese locali di piccole dimensioni possano avere da parte dei propri fornitori prezzi all’ingrosso anche del 30% più favorevoli rispetto a realtà a dimensione nazionale e internazionale.

Le piattaforme devono selezionare meglio i partner commerciali 

L’Osservatorio Optime richiama le principali piattaforme di intermediazione online a una più attenta selezione dei partner commerciali, al contempo, rileva come il settore italiano dell’Elettronica abbia innalzato e portato agli standard europei il livello di conformità alle norme che disciplinano il settore.

Ad esempio, è ormai perfetta la gestione degli oneri di consegna ed esposizione concernenti le Etichette Energetiche. Un argomento su cui APPLiA Italia Confindustria ha dedicato un grande impegno. E su cui si sta lavorando a livello europeo, di concerto con la Commissione Ue, per un ampliamento dei contenuti e la considerazione di altri parametri di sostenibilità dei prodotti.

Promozioni: arriva la nuova normativa europea

Anche la nuova normativa europea in tema di Promozioni, entrata in vigore nel mese di luglio 2023, ha avuto una applicazione immediata ed è sostanzialmente esente da problemi in ordine ai cosiddetti annunci di riduzione di prezzo.

Grazie a questa direttiva, e alla sua ricezione in Italia, oggi i consumatori possono comprendere con maggiore chiarezza quanto il prodotto acquistato sia stato scontato rispetto al prezzo più basso praticato nei trenta giorni precedenti, o se i due prezzi mostrati siano una comparazione tra prezzo consigliato e prezzo attuale.