Nel 2021 le imprese dell’economia dello spazio hanno generato una produzione pari a 8,0 miliardi di euro, impiegando poco più di 23mila addetti. Il valore aggiunto complessivo ammonta a 2,0 miliardi di euro, lo 0,1% del Pil.
Il settore ha espresso flussi commerciali con l’estero per 2,1 miliardi di esportazioni e 1,6 miliardi di importazioni. Gli investimenti fissi lordi in beni materiali sono circa 0,7 miliardi, mentre quelli in R&S ammontano a 0,6 miliardi.
Le unità incluse nel settore non-market che operano nell’economia dello spazio hanno generato un valore aggiunto di 0,4 miliardi di euro, impiegando 2,2mila addetti, con investimenti in R&S poco inferiori a 0,2 miliardi.
Sono alcuni risultati presentati dall’Istat emersi dal Conto tematico sull’economia dello spazio riferiti all’anno 2021.
Dalle multinazionali il 90% del valore aggiunto
La componente upstream, che include le attività core del settore, impiega poco più di 14mila addetti, con un valore della produzione pari a 4,1 miliardi (1,3 miliardi valore aggiunto). Queste imprese attivano esportazioni per 1,8 miliardi e generano importazioni per 1,2 miliardi.
Nel complesso, le imprese operanti nella manifattura generano un valore aggiunto di circa 1 miliardo, lo 0,4% dell’ammontare complessivo del comparto, impiegando poco meno di 10,5 mila addetti (0,3% del totale).
Il valore aggiunto “space” generato nei servizi è di 955 milioni, con circa 12,6mila addetti, mentre le imprese appartenenti a gruppi multinazionali generano il 90% del valore aggiunto (1,8 miliardi, 20,5mila addetti).
Imprese upstream più internazionalizzate
Le imprese operanti nelle attività della componente upstream ricorrono in misura maggiore ai mercati esteri. Il loro grado di apertura internazionale, misurato come rapporto fra la somma di importazioni ed esportazioni e la produzione, è del 77% superiore a quello del resto dell’economia.
Questa maggiore internazionalizzazione è principalmente spiegata dalle esportazioni. Infatti mentre il grado di dipendenza dalle importazioni riscontrato per le imprese upstream (27%) è simile a quanto registrato per il resto dell’economia (29%), la propensione alle esportazioni (33%) è più che doppia (15%).
Le imprese upstream mostrano anche una maggiore diversificazione geografica dei mercati di destinazione (11,6 Paesi contro 7,5) e una più articolata differenziazione merceologica (13,1 prodotti esportati contro 9).
Maggiore tendenza a produrre e investire in R&S
Le imprese upstream sono caratterizzate da una propensione agli investimenti fissi lordi in beni materiali leggermente inferiore alle altre unità produttive, con un tasso di investimento pari a 16,4% contro 16,9%. Un differenziale analogo (11,8% contro 12,1%), si osserva anche per il tasso di investimento depurato dalla componente fabbricati e macchinari, dove l’indicatore per le imprese upstream è pari a 8,1% contro l’8,4%.
Diversamente, la componente upstream mostra una maggiore tendenza alla produzione di R&S rispetto al resto del sistema (6,1% rispetto al 2,6%).
Una situazione simile si registra anche per la propensione all’investimento in R&S rispetto al resto del sistema produttivo, dove il rapporto fra investimenti in R&S e valore aggiunto è 11,9% contro 7,2%.
