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Come riconoscere le red flag nelle relazioni digitali?

Nelle relazioni digitali, il confine tra ‘avere attenzione’ e ‘controllare’ è sottile: lo stalking online viene spesso frainteso con interesse o attenzione. Se da un lato la tecnologia offre nuovi strumenti per costruire la fiducia, dall’altro solleva importanti questioni riguardo la privacy e lo spazio personale nelle relazioni.

Nelle relazioni basate sulla fiducia, la privacy digitale è un valore importante, e la decisione di condividere le password o le credenziali di login deve essere volontaria, e non un obbligo o una prova di lealtà.
Secondo i dati raccolti da Kaspersky, il 14% degli italiani ha subito stalking online da parte di una persona con cui usciva di recente. Ma sebbene il 58% degli italiani conceda al partner l’accesso completo al proprio dispositivo, il 14% preferisce non farlo.

Condividere la posizione vs tracciamento segreto

La condivisione della posizione in una relazione può essere una scelta consensuale per motivi di convenienza o sicurezza. Quando, invece, la condivisione della posizione diventa obbligatoria, eccessiva o viene rilevata di nascosto, si trasforma in un comportamento di stalking e controllo.

Un campanello d’allarme si accende quando un partner monitora ossessivamente gli aggiornamenti della posizione, mettendo in dubbio qualsiasi variazione di percorso. Secondo Kaspersky, il 6% degli intervistati è stato tracciato senza il proprio consenso, e il 4% ha scoperto che sui dispositivi era installato senza consenso uno stalkerware. L’uso di strumenti di monitoraggio come AirTag, applicazioni GPS, stalkerware senza autorizzazione rappresenta una grave violazione della privacy.

Sostegno vs gaslighting digitale

La comunicazione digitale dovrebbe favorire la connessione e il sostegno reciproco, rafforzando la fiducia e il legame tra i partner. Al contrario, il gaslighting digitale è una forma subdola di manipolazione psicologica. In pratica, uno dei partner sfrutta la tecnologia per distorcere la realtà e far dubitare l’altro delle proprie percezioni o ricordi.

In Italia il 31% degli intervistati ha subito violenze o abusi, anche digitali, da parte di un partner, attuale o passato. Un partner manipolatore potrebbe cancellare messaggi per nascondere prove, modificare screenshot per alterare i fatti o negare di aver inviato determinati messaggi. Questo comportamento crea confusione e dubbi, compromettendo la sicurezza della vittima nei confronti dei propri ricordi e della propria capacità di giudizio.

Incoraggiare la sicurezza vs sfruttare la sicurezza

Un partner sano sostiene la sicurezza e l’indipendenza digitale, perché ha interesse a proteggere il partner, non a controllarlo.
Al contrario, un partner dominante sfrutta la fiducia per entrare negli account, scoprire le password o installare stalkerware per monitorare costantemente l’attività digitale dell’altro.

Alcuni strumenti permettono di leggere i messaggi, tracciare le chiamate o attivare telecamere e microfoni a distanza, senza che la vittima se ne accorga. In realtà, questi strumenti vengono utilizzati per monitorare e controllare, non per proteggere.
L’8% degli intervistati ha ammesso di aver installato o configurato uno stalkerware sul telefono del partner, mentre il 7% si è sentito obbligato a installare un’app di monitoraggio.